Tag
Bill Condon, cinema, emma watson, Harry Potter, Hermione Granger, Io donna, La bella e la bestia, Luke Evans, Walt Disney
In passato l’attrice aveva rifiutato il ruolo di Cenerentola perché non si sentiva in sintonia con il personaggio, mentre Belle sembra fatta apposta per lei: è impegnata, legge molto, non punta sul suo aspetto estetico
Se c’è una cosa che non si deve toccarle, è la privacy. Destino vuole però che proprio in questi giorni sui social infuri la polemica intorno alsemi topless di Emma Watson, apparso sulla copertina di Vanity Fair Usa. È bastato un tweet di una giornalista del Daily Mail che intendeva dire più o meno “sei tanto femminista quanto sottomessa al volere di un giornale (e del mercato), e in quanto tale poco credibile”, e per un paio di foto sexyl’attrice inglese si è trovata a rispondere della credibilità del suo ruolo come ambasciatrice Onu per la parità dei sessi. Un clamore che gioverà alla promozione del suo prossimo film The circle, in uscita ad aprile, se si pensa che Tom Hanks, a capo nella più grande azienda di tecnologia e social media del mondo, la incoraggerà a rinunciare proprio alla sua privacy.
Ma siamo nel cuore di Londra per parlare di La bella e la bestia di Bill Condon, il cartone animato diventato un musical strabiliante in cui le teiere danzano, insieme ai bicchieri di cristallo, mentre i piumini spolverano e le coreografie incantano.
Arriverà nelle sale dal 16 marzo la riuscita rivisitazione live action del celebre classico d’animazione prodotto dalla Disney, che fu il primo film del genere a ricevere una candidatura all’Oscar come Miglior film (vincendone poi due, per la colonna sonora e la canzone originale), e il primo lungometraggio animato a superare 100 milioni di dollari di incasso al botteghino. Condon all’inzio ha rifiutato la proposta della Disney di cimentarsi in quest’impresa, reputando il film del 1991 perfetto. Ma poi ha cambiato idea e ha lavorato per due anni con l’ottimo cast che include Dan Stevens, Luke Evans, Ewan McGregor, Stanley Tucci ed Emma Thompson.
La ex Hermione Granger, che grazie a film come Noi Siamo Infinito, Noah eThe Bling Ring ha dato prova di essersi lasciata alle spalle la saga dei maghi che l’ha impeganta per più di un decennio, indossa pantaloni capri e ballerine nere su un capo outfit ecologico della collezione da lei disegnata. E un maglione bianco che ne sottolinea la figura esile, con una grande rouge nera che le attraversa il busto in diagonale, dall’alto in basso.
In passato ha rifiutato il ruolo di Cenerentola dichiarando che non si sentiva in sintonia col personaggio, mentre Belle sembra perfetta per lei: è impegnata nel sociale, legge molto, non punta sul suo aspetto estetico…
«Questo ruolo è una rottura, ha creato una distanza da tutte le principesse venute prima. Belle è una donna emancipata, risoluta, indipendente come Katharine Hepburn. Inoltre non ha paura di esprimere le proprie idee e sogna di esplorare il mondo. Adoro la sua risolutezza da quando avevo quattro anni».
Cos’altro c’è in comune tra lei e Belle?
«Si trova in un punto della vita in cui sta cercando di andare oltre le aspettative che tutti hanno su di lei. Sposare Gastone, che le ronza intorno, sarebbe l’happy end migliore secondo praticamente tutti, ma lei vuole crescere in un’altra direzione. Sono la solitudine e il senso di isolamento a farla incontrare con la bestia, i due entrano in un mondo parallelo rappresentato dal castello. Nonostante abbiano un background e storie diversissime, in qualche modo sono simili e per questo motivo si innamorano».
Il regista Bill Condon ci ha tenuto a precisare che a Belle non interessa diventare una principessa.
«L’ho scelta proprio per questo motivo, anche se ad attrarmi c’era la sfida della danza e del canto, che non avevo mai affrontato in un film».
Ha temuto il fatto di dover cantare davvero?
«È qualcosa che ho sempre voluto fare, certo che esordire con un musical così amato mi ha fatto sentire una certa pressione. Ma l’amore per le canzoni del musical che mi facevano impazzire da bambina mi ha accompagnata lungo tutto il processo».
Incoraggiare le ragazze a guardare oltre le apparenze, e a non limitarsi alla bellezza esteriore, è importante oggi?
«Certo che lo è. Ma è fondamentale che il mio personaggio si innamori di qualcuno che non ha le sue caratteristiche, è il contrasto che funziona. Ma questa storia non parla soltanto della bellezza e della bruttezza, dipinge anche la bella e la bestia che vivono in ognuno di noi, bisogna imparare a trovare un equilibrio tra questi due lati».
Qual è il suo lato animalesco?
«Sono freddolosa, soffro l’aria condizionata. E spesso ho fame… (ride,ndr)».
E quello più luminoso?
«La bellezza del mio personaggio viene dal non giudicare, e credo sia una grande chiave. Essere empatici e curiosi significa comprendere indirettamente ciò che ci circonda e non farsi invadere dal giudizio, che poi è la cosa che ci frega».
L’abito giallo che indossa nel film ha qualcosa di speciale: ha contributo alla sua creazione?
«Leggendo la sceneggiatura ho capito subito che qualsiasi abito avessi indossato mi avrebbe accompagnata fino al terzo atto del film, che è diverso dall’originale. Avrei dovuto indossare qualcosa di multifunzionale, adatto a cavalcare, ballare e anche battagliare, come quando scorazzo per la foresta a caccia di mio padre. Quindi la parte del busto doveva assomigliare leggermente a un’armatura, e ci abbiamo messo oro e catene, mentre volevo che la parte della gonna fosse molto leggera. Quello che amo dell’abito originale è il suo essere una terza entità: quando Belle balla con la Bestia, l’abito balla con lei».
Contibuisce sempre al lavoro sui dettagli?
«Sempre, se non riesco a capire cosa pensa un personaggio quando si alza la mattina, cosa le piace indossare e molto altro, non posso comprendere chi è in realtà».
Il suo amore per la letteratura come l’ha formata?
«In tempi in cui mi sono sentita molto confusa e sopraffatta dal mondo circostante, i libri mi hanno aiutata a trovare un senso. In altri momenti sono stati una fuga, o degli amici, che sono sacri per me. Quando ero più giovane mi sono sentita obbligata a leggere, come accade a tutti a scuola, ma quando scegli di leggere poi lo ami».
Cosa sta leggendo in questo momento?
«Un libro che mi ha dato un’amica psichiatra, Men search’s for meaning, di Viktor E. Frankl (scritto nel 1946 e tradotto con il titolo Alla ricerca di un significato nella vita). Lo psichiatra internato ad Auschwitz ha raccontato la sua esperienza di prigioniero attraverso l’occhio tecnico del medico. Si è chiesto che cosa ha aiutato i sopravvissuti all’Olocausto a uscire vivi dai lager. La risposta è che non hanno mai perso di vista il motivo per cui vale la pena vivere. Per me è un libro sulla speranza».
Articolo uscito su IOdonna.it il 13 marzo 2017
© Riproduzione riservata




Riproduzione riservata
«Il colore è incasinato, è difficile renderlo bello. Il bianco e nero è elegante, rende le cose scultoree. A colori vedi il quotidiano, in bianco e nero vedi la verità». Andrew Domink spiega così la bellezza abbagliante del suo One more time with feeling, il film appena presentato a Venezia che racconta la musica dell’ultimo disco di Nick Cave, e molto di più, e che in Italia vedremo il 27 e 28 settembre grazie a Nexodigital. Il regista di L’assassinio di Jesse James e Coogan-Killing them soflty, presenta l’ultimo disco dell’artista in modo inusuale, con un 3D in bianco e nero che avvolge lo spettatore tra le note e lo porta, lentamente, dritto nell’anima del cantautore australiano. Si parte con quella che sembra un’intervista musicale in auto, poi si vedono le prove con i Bad Seeds, momenti di vita privata, lavori di sovraincisione della voce, fino ad arrivare alle riflessioni più intime di Cave sulla vita e sul trauma. Il lavoro al nuovo album, Skeleton Tree (uscita 9 settembre), è stato infatti segnato dalla tragica perdita del figlio Arthur, precipitato dalle scogliere di Brighton a giugno dello scorso anno, dopo aver fatto uso di LSD. Quando il musicista si è reso conto che presto sarebbe arrivato il momento di presentare il nuovo lavoro alla stampa, ha capito che non ce l’avrebbe fatta, così ha chiamato Dominik per affidare il compito alle immagini e soprattutto a un amico. «Nick mi ha cercato a dicembre, abbiamo iniziato le riprese a febbraio. Lui voleva suonare, l’idea era di presentare un piccolo concerto del disco, ma avevamo solo 34 minuti di canzoni. Ci voleva altro, non sapevamo cosa, è emerso strada facendo». Le immagini della pellicola lasciano il segno, come il momento in cui si vede la faccia di Cave sbucare dal pianoforte che sembra quasi d’argento. «È venuta davvero bene», racconta Dominik, «ho piazzato le luci dietro la macchina da presa. E poi con le nuove lenti in circolazione, l’ultima frontiera del nostro lavoro, puoi rendere tutto splendido». Lui e Cave si sono conosciuti molti anni prima che il musicista e Warren Ellis scrivessero la colonna sonora del secondo film di Andrew, L’assassinio di Jesse James. «Ci siamo incontrati nel 1986, veniamo entrambe da Melbourne. Ma il motivo per cui siamo diventati amici è che avevamo la stessa fidanzata, che è stata prima con Nick e poi con me. Loro due erano rimasti amici, una volta lei lo ha chiamato e ho risposto io, così abbiamo fatto una lunga conversazione». Andrew stava volando a Parigi, quando ha ricevuto la chiamata di Cave per questo film.























