Asia Argento: «Stavo morendo, mi ha salvata il percorso dei 12 passi. Anche sparire dai social aiuta»
20 sabato Giu 2026
Posted in Attulità, Cannes, cinema, Cultura, giornalismo
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20 sabato Giu 2026
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7 Corriere della sera, Cannes 2026, Cristiana Allievi, El ser Querido, interviste illuminanti, Pedro Almodovar, registi, Rodrigo Sorogoyen, storie, Victoria Luengo
di Cristiana Allievi
Parla l’attrice 36enne che è stata protagonista a Cannes con El ser querido di Rodrigo Sorogoyen e Amarga Navidad di Pedro Almodovar

«Sono davvero felice, profondamente colpita dall’essere qui». È l’attrice rivelazione di questo festival di Cannes a parlare. Fino ad ora nota solo agli addetti ai lavori, da ora in avanti Victoria Luengo, 36 anni, sarà un nome più significativo grazie ai due film in Concorso che si sono visti in questi giorni sulla Croisette. Nel primo, El ser querido di Rodrigo Sorogoyen, è un’attrice che cerca disperatamente l’approvazione del padre regista (Javier Bardem). Nel secondo, Amarga Navidad di Pedro Almodovar, nelle sale da oggi, è Patricia, amica del cuore di Elsa e donna che soffre per il marito che la tradisce, durante un ponte di festività a dicembre.
Ci racconti la sua felicità.
«Tre giorni fa ero un po’ spaventata perché è la mia prima volta qui a Cannes, e pensare di venirci con due film in Concorso è qualcosa che avevo mai nemmeno sognato, perché è folle. Sto cercando di essere presente, è molto facile sentirsi sopraffatti nel mezzo di un caos così intenso, e quindi sto cercando di fare del mio meglio per restare presente. Mi sembra di riuscirci».
Fra un party e l’altro?
«No, non solo alle feste! (ride, ndr). Sono presente, ad esempio, sul red carpet, dove puoi essere così sopraffatta da avere paura. Se ti succede, il giorno dopo ti dici “non mi ricordo niente”, un vero peccato».
Cosa ti aiuta a essere presente?
«Non pensare troppo. Essere qui, con lei, parlare e mentre lo faccio non pensare se il film andrà bene, se il mio vestito è bello… no. Si tratta di non focalizzarmi solo su me stessa. Quando sei un’attrice e ti trovi nel mezzo di questo circo, corri il rischio di essere troppo consapevole di te stessa. Perché non accada mi dico che non sono così importante, che sono qui per raccontare storie con il mio lavoro. Ecco, io sono uno strumento per raccontare storie».
In questo caso due storie molto forti, con due grandi registi. Come ci si sente a confrontarsi con questo tipo di personalità, quasi due divi?
«È un piacere e un privilegio. Almodovar e Sorogoyen sono molto diversi fra loro, parlano con voci diverse. La prima volta che mi ha chiamata Pedro per La stanza accanto è stato come un sogno, questa è la seconda volta insieme».
Mentre è la terza con Sorogoyen…
«Esatto. Eravamo amici perché ho fatto con loro, Antidisturbios, la prima serie TV che ho girato con Rodrigo. E abbiamo cenato cinque anni con Isabel, che è la co-sceneggiatrice, e parlavamo di padri, di famiglia, di vita e sognavamo di fare un film insieme e con Javier Bardem. Cinque anni dopo sono qui a presentare questo film e Rodrigo mi ha dato il personaggio di Emilia perché ero molto coinvolta in quell’argomento: anch’io ho avuto un padre assente».
(continua…)
Intervista integrale su 7 del Corriere del 25 maggio 2026
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24 venerdì Apr 2026
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cinema, Cortina, I gatti di vicolo Miracoli, Jerry Cala', Maracaibo, Ne tepore del Ballo, Vacanze di Natale
di Cristiana Allievi



Intervista esclusiva per 7 Corriere della Sera del 17/4/2026
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15 domenica Mar 2026
11 mercoledì Mar 2026
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7 Corriere della sera, afghanistan, Berlinale, cinemapolitico, FESCAAAL, intervisteilluminanti, milano, No Good Men, registe, Shahrbanoo Sadat, Spazio Prada, womendirectors
Trentacinque anni, nata nella capitale iraniana Teheran, dove molti suoi connazionali si rifugiano per sfuggire al potere dei talebani, è al terzo film: «Volevo studiare Fisica ma ho sbagliato il test e sono finita alla facoltà di Cinema. Mi hanno espulso perché ho dato del razzista a un professore»
di Cristiana Allievi
Per Shahrbanoo Sadat il cinema non è mai stato una questione di mezzi, ma di necessità. Nata a Teheran, cresciuta tra esilio e ritorni, già premiata a Cannes con Wolf and Sheep e The Orphanage, Shahrbanoo Sadat è una delle voci più originali emerse all’ultima Berlinale. Una regista che ha dimostrato – prima ancora che con i riconoscimenti – che per fare cinema servono idee, prima che denaro.
Il suo terzo film doveva essere una commedia romantica. Poi, nel 2021, il ritorno dei talebani a Kabul ha cambiato tutto: Sadat ha lasciato l’Afghanistan e ha girato in Germania, trasformando il progetto in un’opera capace di mescolare registri diversi – storia d’amore, racconto politico, critica del patriarcato – con una libertà narrativa che le è valsa l’apertura della 76ª Berlinale.
Ma la vicenda personale della regista è forse ancora più sorprendente di quella raccontata sullo schermo. In No Good Men, di cui è anche sceneggiatrice e attrice, la protagonista Naru è l’unica camera woman della principale rete televisiva di Kabul, relegata dai colleghi uomini a incarichi marginali. Quando il cameraman di punta si ferisce, viene assegnata al giornalista più importante della redazione. L’inizio è difficile: lui non la considera all’altezza. Ma tra i due nascerà un legame inatteso, che smentirà il titolo del film e porterà lo spettatore a un finale sorprendente e toccante.

La regista Shahrbanoo Sadat sul set di No Good Men, film di apertura della 76° Berlinale, alla sua sinistra l’attore co protagonista, Anwar Hashimi (photo courtesy Virginie Surdej)
Come è riuscita a ricreare in uno studio in Germania l’Afganistan di No good men?
«Abbiamo trovato la location principale della televisione a Hoppegarten, nel Brandeburgo. È un archivio cinematografico tedesco costruito durante la Ddr, con un’architettura di impronta sovietica. Anche in Afghanistan abbiamo un’architettura sovietica, quindi quando ho visto quel luogo mi è sembrato davvero identico alla sede della radio e televisione nazionale afghana. Sono rimasta sorpresa, perché non me l’aspettavo. Una volta trovata quella sede, ho capito che era la location principale e intorno avrei potuto costruire tutto il resto».
(continua…)
L’intervista completa è disponibile su 7 – Corriere della Sera del 22 Febbraio
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05 giovedì Mar 2026
Posted in arte, Attulità, Cultura, Festival di Cannes, Miti
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Bim distribuzione, interviste illuminanti, Jean Paul Belmondo, JEan Seberg, JeanLucGodard, Lucky Red, Nouvelle VAgue, Richard Linklater
L’attore francese incarna un simbolo di Francia e del cinema mondiale nel film diretto dal genio di Richard Linklater, appena premiato con il Cesar per il Miglior film.

L’INTERVISTA INTEGRALE su 7 Corriere della Sera
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26 lunedì Gen 2026
Posted in arte, Attulità, Cannes, cinema, Golden Globes, Oscar, Personaggi
16 venerdì Gen 2026
Posted in Attulità, cinema, Personaggi
13 martedì Gen 2026
Posted in arte, Attulità, cinema, Cultura, Personaggi, Torino Film Festival
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7 Corriere della sera, Daniel Bruhl, Gottifred Von Cramm, interviste illuminanti, Ruben Ostlund, Rush, The entertainment System

di Cristiana Allievi


Intervista pubblicata su 7 del Corriere della Sera del 9 gennaio 2026
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21 domenica Dic 2025
Posted in arte, Attulità, cinema, Cultura, Miti, Personaggi, Zurigo Film Festival