Victoria Luengo: «Noi donne eravamo senza voce, non solo al cinema. È come se avessimo bisogno di sentirci autorizzate a parlare e a dire certe cose»

Tag

, , , , , , , , ,

di Cristiana Allievi

Parla l’attrice 36enne che è stata protagonista a Cannes con El ser querido di Rodrigo Sorogoyen e Amarga Navidad di Pedro Almodovar

Con l’attrice spagnola Victoria Luengo, 36 anni, nel backstage dell’intervista per Amarga navidad di Pedro Almodovar. Photo Andrea Merolli

«Sono davvero felice, profondamente colpita dall’essere qui». È l’attrice rivelazione di questo festival di Cannes a parlare. Fino ad ora nota solo agli addetti ai lavori, da ora in avanti Victoria Luengo, 36 anni, sarà un nome più significativo grazie ai due film in Concorso che si sono visti in questi giorni sulla Croisette. Nel primo, El ser querido di Rodrigo Sorogoyen, è un’attrice che cerca disperatamente l’approvazione del padre regista (Javier Bardem). Nel secondo, Amarga Navidad di Pedro Almodovar, nelle sale da oggi, è Patricia, amica del cuore di Elsa e donna che soffre per il marito che la tradisce, durante un ponte di festività a dicembre.

Ci racconti la sua felicità.
«Tre giorni fa ero un po’ spaventata perché è la mia prima volta qui a Cannes, e pensare di venirci con due film in Concorso è qualcosa che avevo mai nemmeno sognato, perché è folle. Sto cercando di essere presente, è molto facile sentirsi sopraffatti nel mezzo di un caos così intenso, e quindi sto cercando di fare del mio meglio per restare presente. Mi sembra di riuscirci».

Fra un party e l’altro? 
«No, non solo alle feste! (ride, ndr). Sono presente, ad esempio, sul red carpet, dove puoi essere così sopraffatta da avere paura. Se ti succede, il giorno dopo ti dici “non mi ricordo niente”, un vero peccato».

Cosa ti aiuta a essere presente? 
«Non pensare troppo. Essere qui, con lei, parlare e mentre lo faccio non pensare se il film andrà bene, se il mio vestito è bello… no. Si tratta di non focalizzarmi solo su me stessa. Quando sei un’attrice e ti trovi nel mezzo di questo circo, corri il rischio di essere troppo consapevole di te stessa. Perché non accada mi dico che non sono così importante, che sono qui per raccontare storie con il mio lavoro. Ecco, io sono uno strumento per raccontare storie».

In questo caso due storie molto forti, con due grandi registi. Come ci si sente a confrontarsi con questo tipo di personalità, quasi due divi? 
«È un piacere e un privilegio. Almodovar e Sorogoyen sono molto diversi fra loro, parlano con voci diverse. La prima volta che mi ha chiamata Pedro per La stanza accanto è stato come un sogno, questa è la seconda volta insieme».

Mentre è la terza con Sorogoyen…
«Esatto. Eravamo amici perché ho fatto con loro, Antidisturbios, la prima serie TV che ho girato con Rodrigo. E abbiamo cenato cinque anni con Isabel, che è la co-sceneggiatrice, e parlavamo di padri, di famiglia, di vita e sognavamo di fare un film insieme e con Javier Bardem. Cinque anni dopo sono qui a presentare questo film e Rodrigo mi ha dato il personaggio di Emilia perché ero molto coinvolta in quell’argomento: anch’io ho avuto un padre assente».

(continua…)

Intervista integrale su 7 del Corriere del 25 maggio 2026

© RIPRODUZIONE RISERVATA

“No Good Men”: intervista alla regista afgana Shahrbanoo Sadat

Tag

, , , , , , , , , , ,

Trentacinque anni, nata nella capitale iraniana Teheran, dove molti suoi connazionali si rifugiano per sfuggire al potere dei talebani, è al terzo film: «Volevo studiare Fisica ma ho sbagliato il test e sono finita alla facoltà di Cinema. Mi hanno espulso perché ho dato del razzista a un professore»

di Cristiana Allievi

Per Shahrbanoo Sadat il cinema non è mai stato una questione di mezzi, ma di necessità. Nata a Teheran, cresciuta tra esilio e ritorni, già premiata a Cannes con Wolf and Sheep e The Orphanage, Shahrbanoo Sadat è una delle voci più originali emerse all’ultima Berlinale. Una regista che ha dimostrato – prima ancora che con i riconoscimenti – che per fare cinema servono idee, prima che denaro.
Il suo terzo film doveva essere una commedia romantica. Poi, nel 2021, il ritorno dei talebani a Kabul ha cambiato tutto: Sadat ha lasciato l’Afghanistan e ha girato in Germania, trasformando il progetto in un’opera capace di mescolare registri diversi – storia d’amore, racconto politico, critica del patriarcato – con una libertà narrativa che le è valsa l’apertura della 76ª Berlinale.
Ma la vicenda personale della regista è forse ancora più sorprendente di quella raccontata sullo schermo. In No Good Men, di cui è anche sceneggiatrice e attrice, la protagonista Naru è l’unica camera woman della principale rete televisiva di Kabul, relegata dai colleghi uomini a incarichi marginali. Quando il cameraman di punta si ferisce, viene assegnata al giornalista più importante della redazione. L’inizio è difficile: lui non la considera all’altezza. Ma tra i due nascerà un legame inatteso, che smentirà il titolo del film e porterà lo spettatore a un finale sorprendente e toccante.

La regista Shahrbanoo Sadat sul set di No Good Men, film di apertura della 76° Berlinale, alla sua sinistra l’attore co protagonista, Anwar Hashimi (photo courtesy Virginie Surdej)

Come è riuscita a ricreare in uno studio in Germania l’Afganistan di No good men?
«Abbiamo trovato la location principale della televisione a Hoppegarten, nel Brandeburgo. È un archivio cinematografico tedesco costruito durante la Ddr, con un’architettura di impronta sovietica. Anche in Afghanistan abbiamo un’architettura sovietica, quindi quando ho visto quel luogo mi è sembrato davvero identico alla sede della radio e televisione nazionale afghana. Sono rimasta sorpresa, perché non me l’aspettavo. Una volta trovata quella sede, ho capito che era la location principale e intorno avrei potuto costruire tutto il resto».

(continua…)

L’intervista completa è disponibile su 7 – Corriere della Sera del 22 Febbraio

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Guillaume Marbeck, un Godard sorprendente che fonda la Nouvelle Vague

Tag

, , , , , , ,

L’attore francese incarna un simbolo di Francia e del cinema mondiale nel film diretto dal genio di Richard Linklater, appena premiato con il Cesar per il Miglior film.

L’INTERVISTA INTEGRALE su 7 Corriere della Sera

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Renate Reinsve corre verso l’Oscar con Sentimental Value. «Un film come una conversazione su cosa sia l’appartenenza»

Tag

, , , , , , , ,

di Cristiana Allievi

Intervista pubblicata su 7 Corriere della Sera del 23 Gennaio 2026.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Eva Victor: «Quando ti senti bloccata»

Tag

, , , , , , , , ,

Sorry, Baby è l’emozionante film che racconta il percorso di guarigione da un trauma. Scritto, diretto e interpretato dalla bravissima Eva Victor

di Cristiana Allievi

Intervista pubblicata su Donna Moderna del 15 Gennaio 2026

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Russel Crowe: «Goring e il processo di Norimberga? Ero riluttante persino a leggere il copione. A 61 anni sto imparando cosa sia una vacanza».

Tag

, , , , , ,

di Cristiana Allievi

Intervista pubblicata su 7 Corriere della Sera

©RIPRODUZIONE RISERVATA