Andy Garcia: «Se smetti di inseguire un desiderio, puoi essere certo che non si avvererà mai»
13 giovedì Ago 2026
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20 sabato Giu 2026
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7 Corriere della sera, Cannes 2026, Cristiana Allievi, El ser Querido, interviste illuminanti, Pedro Almodovar, registi, Rodrigo Sorogoyen, storie, Victoria Luengo
di Cristiana Allievi
Parla l’attrice 36enne che è stata protagonista a Cannes con El ser querido di Rodrigo Sorogoyen e Amarga Navidad di Pedro Almodovar

«Sono davvero felice, profondamente colpita dall’essere qui». È l’attrice rivelazione di questo festival di Cannes a parlare. Fino ad ora nota solo agli addetti ai lavori, da ora in avanti Victoria Luengo, 36 anni, sarà un nome più significativo grazie ai due film in Concorso che si sono visti in questi giorni sulla Croisette. Nel primo, El ser querido di Rodrigo Sorogoyen, è un’attrice che cerca disperatamente l’approvazione del padre regista (Javier Bardem). Nel secondo, Amarga Navidad di Pedro Almodovar, nelle sale da oggi, è Patricia, amica del cuore di Elsa e donna che soffre per il marito che la tradisce, durante un ponte di festività a dicembre.
Ci racconti la sua felicità.
«Tre giorni fa ero un po’ spaventata perché è la mia prima volta qui a Cannes, e pensare di venirci con due film in Concorso è qualcosa che avevo mai nemmeno sognato, perché è folle. Sto cercando di essere presente, è molto facile sentirsi sopraffatti nel mezzo di un caos così intenso, e quindi sto cercando di fare del mio meglio per restare presente. Mi sembra di riuscirci».
Fra un party e l’altro?
«No, non solo alle feste! (ride, ndr). Sono presente, ad esempio, sul red carpet, dove puoi essere così sopraffatta da avere paura. Se ti succede, il giorno dopo ti dici “non mi ricordo niente”, un vero peccato».
Cosa ti aiuta a essere presente?
«Non pensare troppo. Essere qui, con lei, parlare e mentre lo faccio non pensare se il film andrà bene, se il mio vestito è bello… no. Si tratta di non focalizzarmi solo su me stessa. Quando sei un’attrice e ti trovi nel mezzo di questo circo, corri il rischio di essere troppo consapevole di te stessa. Perché non accada mi dico che non sono così importante, che sono qui per raccontare storie con il mio lavoro. Ecco, io sono uno strumento per raccontare storie».
In questo caso due storie molto forti, con due grandi registi. Come ci si sente a confrontarsi con questo tipo di personalità, quasi due divi?
«È un piacere e un privilegio. Almodovar e Sorogoyen sono molto diversi fra loro, parlano con voci diverse. La prima volta che mi ha chiamata Pedro per La stanza accanto è stato come un sogno, questa è la seconda volta insieme».
Mentre è la terza con Sorogoyen…
«Esatto. Eravamo amici perché ho fatto con loro, Antidisturbios, la prima serie TV che ho girato con Rodrigo. E abbiamo cenato cinque anni con Isabel, che è la co-sceneggiatrice, e parlavamo di padri, di famiglia, di vita e sognavamo di fare un film insieme e con Javier Bardem. Cinque anni dopo sono qui a presentare questo film e Rodrigo mi ha dato il personaggio di Emilia perché ero molto coinvolta in quell’argomento: anch’io ho avuto un padre assente».
(continua…)
Intervista integrale su 7 del Corriere del 25 maggio 2026
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05 giovedì Mar 2026
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Bim distribuzione, interviste illuminanti, Jean Paul Belmondo, JEan Seberg, JeanLucGodard, Lucky Red, Nouvelle VAgue, Richard Linklater
L’attore francese incarna un simbolo di Francia e del cinema mondiale nel film diretto dal genio di Richard Linklater, appena premiato con il Cesar per il Miglior film.

L’INTERVISTA INTEGRALE su 7 Corriere della Sera
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21 domenica Dic 2025
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16 martedì Dic 2025
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19 mercoledì Giu 2024
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Benoit Magimel, Coco Chanel, Cristiana Allievi, cucina, Dodin Bouffant, Il gusto delle cose, interviste illuminanti, Juliette Binoche, The new look
L’attrice francese sarà una cuoca dell’800 nel film con Benoît Magimel, padre di sua figlia. E da mercoledì è Coco Chanel in televisione. «Due donne che mi piacciono: hanno bisogno di libertà e di eccellere in ciò che fanno»
di Cristiana Allievi

Juliette Binoche e Benoit Magimel in Il gusto delle cose, al cinema dalla primavera 2024.
Qualcuno potrebbe dire che gli ottimisti contemporanei sono naive. Ma c’è una categoria speciale, che Antonio Gramsci ha definito “ottimisti per volontà”, a questa appartiene Juliette Binoche. Riesce a irradiare luce anche in un pomeriggio parigino dal colore plumbeo, con la colonnina di mercurio scivolata sotto lo zero. Ed è difficile credere che il prossimo 9 marzo compirà 60 anni, non si direbbe nemmeno da vicino. «Ogni domenica vado al mercato biologico, un rito che si ripete da dal 1991», racconta quasi a rispondere a questo pensiero inespresso. «Da quando ho avuto i miei figli ho voluto che mangiassero cibo fresco e organico. Andavo a cercarlo ovunque, a Parigi e dove ci portavano i nostri viaggi, e non è sempre facile trovarlo». Il motivo del nostro incontro è il film Il gusto delle cose di Tran Anh Hung, in Concorso all’ultimo festival di Cannes e al cinema in primavera. Siamo alla fine dell’Ottocento, Binoche è Eugenie e cucina da vent’anni per il gourmet Dodin Bouffant (Benoit Magimel). La loro collaborazione si è trasformata in amore, ma Eugenie ama la libertà e il proprio lavoro, e non ha mai voluto sposarsi. Caratteristiche, le sue, che rimandano a un’altra donna forte e indipendente che interpreterà dal 14 febbraio in The New Look (Apple tv) di Todd A. Kessler, una delle serie più attese della prossima stagione. Racconta l’ascesa di Christian Dior che metterà in crisi il regno creato da Coco Chanel (Binoche) in coincidenza con l’occupazione nazista di Parigi durante la Seconda guerra mondiale. Eugenie e Coco sono due donne agli antipodi, la prima è spesso ai
fornelli e veste un look morbido, colorato e romantico, mentre la seconda è decorata da cascate di perle e indossa solo il rigoroso bianco e nero. Non bastassero queste oscillazioni, durante la conversazione scopro che l’icona di Krzysztof Kieślowski si sta misurando anche a un altro livello: è passata infatti dietro la macchina da presa, e a breve esordirà come regista di un cortometraggio.
Iniziamo da The New Look: l’aspetto più importante intorno a cui ha costruito la sua performance? «Coco è una donna molto appassionata e dopo 15 anni di assenza torna alla moda per imporre la sua visione creativa. Lo fa per salvare la couture francese che secondo lei Dior ha rovinato. Questo confronto implica anche i diversi background, perché Chanel viene da una famiglia molto povera, mentre Dior è cresciuto in un conteso borghese».
Il “nuovo look” a cui allude il titolo è quello che Coco trova detestabile. «Trova “illogiche” quelle cinture in vita, i reggiseni imbottiti, le gonne pesanti e le giacche rigide».
Ci sono somiglianze fra Coco e la Eugenie di Il gusto delle cose? «Almeno due, l’eccellere in quello che fanno e il bisogno di libertà, il non volersi sposare e restare imbrigliate in ruoli morali sociali. In realtà non è del tutto così, è più complesso. Chanel avrebbe voluto sposarsi con Boy Capel, ma lui le ha preferito un’aristocratica, fatto che l’ha ferita profondamente. Quando poi stava per sposarsi con Paul Iribe, prima della Seconda guerra mondiale, è morto d’infarto davanti ai suoi occhi, mentre Capel ha poi perso la vita in un incidente stradale».
(…continua)
Intervista integrale pubblicata su Sette Corriere della Sera – 9 febbraio 2024
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