Russel Crowe: «Goring e il processo di Norimberga? Ero riluttante persino a leggere il copione. A 61 anni sto imparando cosa sia una vacanza».

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di Cristiana Allievi

Intervista pubblicata su 7 Corriere della Sera

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Mads Mikkelsen, «Ho fatto del mio “vichingo” un bambino narcisista e puro»

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di Cristiana Allievi

L’attore di Un altro giro ha portato alla Mostra del Cinema fuori concorso il film The Last Viking – Guasti di famiglia, il sesto della sua carriera girato con il connazionale regista Anders Thomas Jensen: «Conoscersi bene porta a migliorarsi, a osare e a capire fin dove ci si può spingere»

Venezia, 82nd Venice International Film Festival 2025 – Giorno 4 – Photocall del Film ‘The Last Viking’. Nella foto Mads Mikkelsen

Alla sua indiscutibile bravura eravamo ormai abituati. Ma ora Mads Mikkelsen ci mostra più chiaramente l’equilibrio quasi miracoloso di cui è capace come attore interpretando un ruolo che fa del bilanciamento tra follia e sensibilità la chiave della riuscita del film. In The Last Viking – Guasti di famiglia di Anders Thomas Jensen, proiettato fuori concorso alla Mostra di Venezia (prossimamente nei nostri cinema con Plaion Pictures), è un uomo in difficoltà psicologica convinto di essere John Lennon. Se qualcuno che gli sta vicino dimentica questa convinzione e lo chiama con il suo vero nome, Manfred, lui istantaneamente si getta da un’auto in corsa o addirittura dalla finestra. Una condizione estrema che lo costringe a entrare e uscire dagli ospedali, finché il fratello minore Anker (Nikolaj Lie Kaas), appena uscito di prigione dopo quindici anni per rapina, non decide di riportarlo nella vecchia casa di famiglia – oggi trasformata in un bed & breakfast nella foresta – per scoprire dove Manfred ha nascosto la refurtiva che lui stesso gli aveva consegnato prima dell’arrivo della polizia. Questa la storia in breve. Il film però scava ben più a fondo della sua trama, mettendo in luce rapporti familiari complessi e pieni di zone oscure.

Jensen, maestro danese dello humour nero, orchestra ancora una volta un racconto in cui ironia e dolore si intrecciano. Qui mescola follia familiare, creatività fuori dagli schemi e il peso di adattarsi alle regole della vita. Mikkelsen, con occhiali e capelli a caschetto mossi, offre una performance struggente: un uomo sospeso fra l’amore infantile per i vichinghi, il legame con i fratelli e il desiderio impossibile di restare bambino. È un’interpretazione che porta lo spettatore a oscillare di continuo tra il riso e il pianto, arrivando a toccare le viscere.

(continua…)

Articolo per 7 Corriere della Sera e intervista video per Corriere TV

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Valeria Bruni Tedeschi, «La mia Duse»

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di Cristiana Allievi

Storia di copertina del 28 Agosto 2025 adesso in edicola

Siamo a Parigi. Indossa jeans e una maglia blu con la scritta rock and roll. Si volta verso il publicist che è nella stanza con noi e, gesto raro, gli chiede di avere più tempo per raccontarsi. Le faccio notare che è più rilassata dell’ultima volta che ci siamo incontrate. Lei scherza: «oggi non ho i miei figli a cui badare!». Valeria Bruni Tedeschi ride, come farà spesso in questa intervista. Nei prossimi giorni porta in Concorso alla Mostra del Cinema Di Venezia Duse, di Pietro Marcello (nelle sale dal 18 settembre con PiperFilm) in cui interpreta Eleonora Duse negli ultimi anni della sua vita. E chi, meglio dell’attrice e regista torinese naturalizzata francese, avrebbe potuto incarnare gli ultimi anni di una donna nata nel 1858, capace ancora oggi di essere un’icona nonostante di lei siano rimasti solo un film muto e le riprese del suo funerale a New York? Nessuna. Dal 2 ottobre la vedremo anche in L’attachementLa tenerezza, di Carine Tardieu (No.Mad Entertainment), tratto dal romanzo L’Intimité di Alice Ferney: qui è una bibliotecaria cinquantenne single per scelta che si trova ad instaurare un legame speciale  con il suo vicino di casa e i suoi bambini.

(continua…)

L’intervista di copertina completa è su Donna Moderna del 28 Agosto 2025

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Emma Mackey: «Da Barbie a figlia intrappolata nella propria madre»

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Nel film di Rebecca Lenkiewicz, Hot Milk, dal 22 agosto sulla piattaforma MUBI, l’attrice franco-britannica non ancora trentenne si confronta con un personaggio debole che «per quanto cerchi di ribellarsi o sbattere la porta, alla fine torna sempre dalla mamma malata e da lei viene risucchiata

di Cristiana Allievi

Le attrici Vicky Krieps e Emma Mackey in una scena di Hot Milk (courtesy MUBI)
Le attrici Vicky Krieps e Emma Mackey in una scena di Hot Milk (courtesy MUBI).

A 23 anni Emma Mackey si è fatta conoscere nei panni ribelli di Maeve, con capelli rosa e stile grunge in Sex Education – ruolo che le è valso un Bafta. Da lì la sua carriera è stata un crescendo di trasformazioni: assassina in Assassinio sul Nilo, Emily Brontë nell’omonimo biopic, fino a Barbie di Greta Gerwig. Oggi l’attrice franco-britannica – riservata e lontana dai social – torna protagonista con Hot Milk, presentato in anteprima mondiale alla Berlinale e dal 22 agosto su MUBI. E presto la vedremo in Alpha di Julia Ducournau (al cinema dal 18 settembre).

(continua…)

Intervista pubblicata su 7 Corriere della Sera

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Viola Davis, «Io presidente Usa? Voglio il bene di tutti»

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di Cristiana Allievi

Intervista pubblicata su 7 Corriere della Sera del 18 Aprile 2025

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