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È solo la fine del mondo, Blue, Chanel, Gaspard Ulliel, The dancer, Xavier Dolan, Yves Saint Laurent
L’amico di un amico della madre apre un’agenzia di casting e cerca belle facce. È così che Gaspard, ancora bambino, inizia a lavorare per la tv. È un gran curioso, e pur non prendendo quel mondo sul serio, si concede due lavori all’anno in modo da non saltare mai la scuola. Un passo dopo l’altro, dalle piccole parti passa alle grandi, quindi al cinema. All’università studia per diventare regista, ma ha troppe richieste come attore e il destino ha la meglio. È così che finisce a lavorare con i registi più chic in circolazione (Bertrand Bonello, André Thechiné), vince il Cesar (l’Oscar dei francesi) e fa della bellezza e dello stile un tratto distintivo. Sarà che ha sempre un taglio di capelli perfetto, sarà lo sguardo azzurrissimo a cui è difficile resistere, fatto sta che Gaspard è diventato un’icona recitando in Yves Saint Laurent e prestando il volto allo spot del profumo Chanel. E anche nelle relazioni sentimentali la bellezza è il suo marchio di fabbrica: ha avuto per fidanzate Cécile Cassel, sorella di Vincent la modella Jordan Crasselle, e da tre anni è legato alla modella Gaelle Pietri, con cui otto mesi fa ha avuto il primo figlio. All’ultimo festival di Cannes è stato una star assoluta, con un film presente nella sezione Un certain regard e un secondo in competizione. E proprio questo film vedremo dal 7 dicembre, quando sarà uno scrittore omosessuale a cui rimane poco da vivere, l’uomo al centro del nuovo film del regista di culto Xavier Dolan, È solo la fine del mondo, gran premio alla regia all’ultimo Festival di Cannes. Da gennaio sarà in Vietnam per tre mesi sul set del film di Guillaume Nicloux, un film d’epoca sulla guerra in Indocina nel 1945. E sempre il prossimo anno lo vedremo in The dancer, biopic non convenzionale sulla danzatrice americana Loie Fuller e magnifico esordio dietro la macchina da presa di Stephanie Di Giusto.
La sensualità è elemento cha ha molto a che fare con la sua immagine. Come la vive? «Non so se ne sono consapevole, è qualcosa di organico che non dovresti controllare. Nessuno dovrebbe cercare di avere un’idea precisa della propria sensualità, perderebbe di forza».
Il suo volto è associato a un notissimo profumo, da attore non ha mai avuto timore di questo tipo di esposizione? «Quando mi ha chiamato Chanel ero un giovane attore, ci ho pensato a lungo prima di accettare. Quando ti sei affermato puoi fare quel che vuoi, ma io non ero ancora conosciuto, avrebbe potuto essere pericoloso. Invece è andata benissimo, mi ha reso indipendente economicamente, libero di scegliere i film che volevo davvero girare, e ormai è parte della mia immagine. Da attore mi piace essere associato a una fragranza, non è come fare pubblicità per una scarpa o una borsa. Il profumo è qualcosa di astratto, è poesia, è un’essenza».
Parlando di sensi, cosa preferisce mangiare e bere? «Quando mi sento sensuale non mi viene in mente il cibo, mentre sono ossessionato dal vino. In questo periodo gli do una tale importanza che mi capita di sceglierlo per primo e poi gli accosto il cibo più adatto. Ho appena scoperto un vino spagnolo che mi ha stregato, il Vega Sicilia Unico. È difficilissimo da trovare in Francia, ne ho acciuffata una bottiglia vintage del 2004 su ebay. Per fortuna ci sono persone che non sanno cosa stanno vendendo, e capitano dei veri affari».
Il suo cocktail preferito? «L’Old fashion, il migliore l’ho bevuto in un piccolo bar di Lisbona».
Diceva che non bisogna essere troppo consapevoli della sensualità, vale anche per lo stile? «Quello è dato da come cammini, ti muovi, sorridi. È la combinazione di molti fattori, ed è più importante della moda: lo stile resta per sempre, la moda cambia».
Lei ha due genitori che vengono da quel mondo… «Mio padre era un fashion designer e mia madre una stylist, ci è voluto molto tempo prima di potermi vestire come volevo! Mia madre sceglieva cosa mettermi quando andavo a scuola, ogni mattina. Tutt’oggi dice qualcosa su quello che indosso, ma ormai ho il mio stile e non la ascolto più (ride, ndr)».
(….continua)
Intervista pubblicata su D La Repubblica del 19/11/2016
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«Il colore è incasinato, è difficile renderlo bello. Il bianco e nero è elegante, rende le cose scultoree. A colori vedi il quotidiano, in bianco e nero vedi la verità». Andrew Domink spiega così la bellezza abbagliante del suo One more time with feeling, il film appena presentato a Venezia che racconta la musica dell’ultimo disco di Nick Cave, e molto di più, e che in Italia vedremo il 27 e 28 settembre grazie a Nexodigital. Il regista di L’assassinio di Jesse James e Coogan-Killing them soflty, presenta l’ultimo disco dell’artista in modo inusuale, con un 3D in bianco e nero che avvolge lo spettatore tra le note e lo porta, lentamente, dritto nell’anima del cantautore australiano. Si parte con quella che sembra un’intervista musicale in auto, poi si vedono le prove con i Bad Seeds, momenti di vita privata, lavori di sovraincisione della voce, fino ad arrivare alle riflessioni più intime di Cave sulla vita e sul trauma. Il lavoro al nuovo album, Skeleton Tree (uscita 9 settembre), è stato infatti segnato dalla tragica perdita del figlio Arthur, precipitato dalle scogliere di Brighton a giugno dello scorso anno, dopo aver fatto uso di LSD. Quando il musicista si è reso conto che presto sarebbe arrivato il momento di presentare il nuovo lavoro alla stampa, ha capito che non ce l’avrebbe fatta, così ha chiamato Dominik per affidare il compito alle immagini e soprattutto a un amico. «Nick mi ha cercato a dicembre, abbiamo iniziato le riprese a febbraio. Lui voleva suonare, l’idea era di presentare un piccolo concerto del disco, ma avevamo solo 34 minuti di canzoni. Ci voleva altro, non sapevamo cosa, è emerso strada facendo». Le immagini della pellicola lasciano il segno, come il momento in cui si vede la faccia di Cave sbucare dal pianoforte che sembra quasi d’argento. «È venuta davvero bene», racconta Dominik, «ho piazzato le luci dietro la macchina da presa. E poi con le nuove lenti in circolazione, l’ultima frontiera del nostro lavoro, puoi rendere tutto splendido». Lui e Cave si sono conosciuti molti anni prima che il musicista e Warren Ellis scrivessero la colonna sonora del secondo film di Andrew, L’assassinio di Jesse James. «Ci siamo incontrati nel 1986, veniamo entrambe da Melbourne. Ma il motivo per cui siamo diventati amici è che avevamo la stessa fidanzata, che è stata prima con Nick e poi con me. Loro due erano rimasti amici, una volta lei lo ha chiamato e ho risposto io, così abbiamo fatto una lunga conversazione». Andrew stava volando a Parigi, quando ha ricevuto la chiamata di Cave per questo film.

