Il grande regista e attore americano racconta a OK il suo passato di studente per niente modello. E smentisce la leggenda sul suo essere ipocondriaco, definendosi al massimo «un allarmista»
Tutti credono che io sia un intellettuale. Penso dipenda dal fatto che porto gli occhiali. In realtà non lo sono mai stato, a scuola ero un pessimo studente, mi hanno persino buttato fuori dall’Università. Tutti i miei amici sono diventati dottori e avvocati, io da giovane non sapevo cosa fare. Immagino che se non avessi avuto il dono di far ridere le persone sarei finito a riparare ascensori, non avrei potuto fare niente di creativo. Ci ho messo tempo a capire di avere un dono, un’abilità diversa. E la scoperta che si trattava di divertire le persone è stata lenta anche perché sono molto timido e l’ultima cosa che pensavo di fare era trovarmi su un palcoscenico o su un set cinematografico.
Spesso mi chiedono come faccio a fare un film dopo l’altro. Io rispondo: «È l’unica cosa buona che faccio, tutto il resto è sbagliato!».
Nessuno è un disastro totale, tutti possono fare qualcosa: io sono un disastro in tutto, ma sono produttivo. È stata questa la mia vera cura, più dell’analista. Spesso i giornali associano il mio nome alla psicanalisi e alla psicoterapia. Io ho sempre raccontato barzellette sull’argomento perché in America è molto facile far ridere schiacciando quel tasto.
Se si parla di sesso la gente ride immediatamente, lo stesso succede con la psicanalisi. Comunque ci ho flirtato sin da giovanissimo e mi sono avvicinato alla materia con risultati a volte buoni e altri meno buoni. Diciamo che ho pensieri positivi in merito, credo che faccia bene a moltissimi e ad altri no.
NON SONO IPOCONDRIACO
E sempre in merito ai miti che mi riguardano personalmente, non è vero che sonoipocondriaco, semmai sono un allarmista: non mi sento ammalato di continuo, è che quando io mi ammalo penso sempre sia la volta buona.
Dicevo della produttività, la mia vera terapia e la mia fortuna. Trovo che chiunque si impegni in un’attività faccia la cosa giusta, a me serve a non seguire pensieri catastrofici. Se non ci si tiene occupati, la mente fa viaggi strani e poco sani. Ma non è l’unico motivo per cui faccio un film all’anno. Ho capito col tempo che inventare storie è la mia passione e serve a mantenermi a un buon livello di energia generale. Non credo che per fare questo occorra essere attori o registi: essere occupati e avere un lavoro creativo sono due cose diverse.
Ci si può mantenere impegnati anche dipingendo il proprio appartamento, non è indispensabile avere quel dono speciale della creatività che hanno un pittore, un compositore, uno scrittore. Per quello si deve essere fortunati. E anche qui occorre precisare: con essere fortunati non intendo essere famosi, ma nascere con un talento. Picasso è nato con un talento, Mozart anche.
GIRARE FILM È LA MIA TERAPIA Quando mi ricordano che anche io sono musicista, sorrido e dico che le cose sono diverse da come sembrano.
La gente viene ad ascoltarmi suonare perché mi conosce come regista e attore, altrimenti non verrebbe nessuno! Non so se per me quale attività sia più terapeutica. Dirigere un film non è pesante, fanno tutto gli attori, basta ingaggiarne di bravi… Anche suonare al mio livello è facile, mi alleno solo un’ora al giorno, mentre i veri musicisti suonano cinque volte di più. Mentre scrivere sceneggiature è allucinante: sei solo nella stanza, non succede nulla. Dimenticavo, dirigere film mi fa bene anche perché mi permette di viaggiare. Parigi è il luogo in cui vivrei se non fossi a New York. Adoro anche Londra ma, se dovessi scegliere, Parigi è come casa, ha lo stesso nervosismo, la stessa cultura. Se non fossi stato così codardo da giovane, sarei andato a viverci. Ero spaventato dal perdere le mie radici. Che invece non dovevano essere così profonde, visto dove mi trovo adesso.
Articolo pubblicato su Ok Salute del 24 febbraio 2014
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L’amico di un amico della madre apre un’agenzia di casting e cerca belle facce. È così che Gaspard, ancora bambino, inizia a lavorare per la tv. È un gran curioso, e pur non prendendo quel mondo sul serio, si concede due lavori all’anno in modo da non saltare mai la scuola. Un passo dopo l’altro, dalle piccole parti passa alle grandi, quindi al cinema. All’università studia per diventare regista, ma ha troppe richieste come attore e il destino ha la meglio. È così che finisce a lavorare con i registi più chic in circolazione (Bertrand Bonello, André Thechiné), vince il Cesar (l’Oscar dei francesi) e fa della bellezza e dello stile un tratto distintivo. Sarà che ha sempre un taglio di capelli perfetto, sarà lo sguardo azzurrissimo a cui è difficile resistere, fatto sta che Gaspard è diventato un’icona recitando in Yves Saint Laurent e prestando il volto allo spot del profumo Chanel. E anche nelle relazioni sentimentali la bellezza è il suo marchio di fabbrica: ha avuto per fidanzate Cécile Cassel, sorella di Vincent la modella Jordan Crasselle, e da tre anni è legato alla modella Gaelle Pietri, con cui otto mesi fa ha avuto il primo figlio. All’ultimo 
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