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ALL’INIZIO È DIFFIDENTE, «CON TUTTO QUELLO CHE I GIORNALISTI SCRIVONO DI ME…». MA SARAH FERGUSON SA LASCIARSI ANDARE, E RACCONTA LA SUA NUOVA VITA. IN CUI NON “AFFOGA” PIU’ NEL CIBO, HA PERSO 14 CHILI E HA RITROVATO TUTTA LA SUA FORZA.  COME C’È RIUSCITA? «FINALMENTE NON SONO PIU’ ARRABBIATA CON ME STESSA».

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Sarah Ferguson, Duchessa di York, 56 anni, scrive libri, produce film e segue varie attività benefiche  (courtesy Timothywhite.com)

«Parlerò con lei, ma le chiedo lo stesso rispetto nei miei confronti che io avrò nei suoi». Premessa strana, quella della Duchessa di York. Mi spiegherà poco dopo, con calma, che ha dovuto allontanare dei colleghi che «si sono spinti troppo oltre, perché sono sincera, e rispondo a tutte le domande». Di “Fergie la rossa” e dei suoi scandali, sentimentali e finanziari, si è scritto e detto di tutto, ma è evidente che la duchessa di York non si è abituata al trattamento riservatole dai tabloid in generale e da quelli del Regno Unito in particolare. Ma oggi siamo in Italia, al Casale Ugolino di Castagneto Carducci, che per Sarah Ferguson è sinonimo di rifugio. Nella terra del Bolgheri vent’anni fa ha avuto una liason durata cinque anni con Gaddo della Gherardesca, e il clamore delle loro apparizioni ha fatto la fortuna del luogo. Lui è nei paraggi e la cura a vista, e sempre in zona c’è un altro amico comune, Franco Malenotti, ex patron di Belstaff, che ha voluto un Museo Sensoriale e Multimediale del Vino e lo ha fatto creare al tre volte premio Oscar Dante Ferretti, proprio in un ex granaio appartenuto ai conti Della Gherardesca. Sarah è qui a fare da madrina all’inaugurazione. 56 anni, abito nero a disegni bianchi, ballerine e giacca di jeans beige chiara, la migliore amica di Diana d’Inghilterra (e la più scatenata tra le due), ha uno sguardo intenso, e tutt’altro che sfuggente. Essere stata allontanata dalla vita di corte dopo il divorzio dal Principe Andrea, con cui è stata sposata alla fine degli anni Ottanta e da cui ha avuto due figlie, è stata una specie di toccasana per lei: ha messo al riparo quella ingenuità congenita che è un po’ il suo marchio di fabbrica. Oggi ha la sua residenza a Verbier, in Svizzera, dove lei e Andrea possiedono uno chalet, ha un appartamento a Eaton Square, a Londra, e una stanza nella Royal Lodge del Castello di Windsor. Non più “sua altezza reale”, ma semplicemente Sarah, duchessa di York, e ha da poco terminato il faticoso percorso che l’ha riportata a corte. Ultimo atto lo abbiamo visto l’anno scorso, è stata l’apparizione pubblica accanto ad Andrea per il Royal Ascot Meeting, sigillo della riconciliazione definitiva con la regina. Peccato che ad aprile il suo nome sia finito nella Panama Paper list, tra quelli di Putin e del figlio dell’ex premier britannico Margaret Thatcher, creandole altri pensieri. «Mi scusi se non ho il rossetto», mi dice, «la mia auto non è qui e non ho il beauty con me».

 Che effetto le fa tornare in Italia, come fa spesso? «Quando diciassette anni fa ho toccato il fondo, e i giornali inglesi sono stati a diro poco crudeli con me, qui mi avete dato amore e io ci ho creduto. Voi italiani mi trattate come Sarah, siete sempre stati molto gentili con me. E oggi sono qui per per l’amicizia che mi lega alla famiglia Della Gherardesca, a Castagneto e al suo castello. Anche la famiglia Malenotti, che ha fatto una cosa grandiosa pensando a un museo del vino».

Lei è spesso sui giornali, ma non sono in molti a sapere cosa fa nella vita. «Avrà letto molto su di me, ma oggi sono una donna forte, lo sa? Ho scritto 54 libri, di cui 22 per bambini, e Little red (una serie di cinque volumi, ndr) diventerà presto un film di animazione e Budgie the Little Elicopter tornerà a volare. Presto produrrò il sequel di The young Victoria, e poi ci sarà quello sul principe Alberto. Il principe consorte voleva che l’Inghilterra vedesse il mondo, con la Grande Esposizione Universale di Londra ha fatto costruire un palazzo di cristallo ad Hyde Park… Se si pensa a cosa può aver significato costruire una cosa simile a quei tempi, si può dire che Alberto ha anticipato di parecchio Zuckeberg nell’idea di connettere il mondo: era un social media vivente nel 1851!».

La Children in crisis è la sua fondazione più nota ed è focalizzata sull’educazione. Cosa l’ha spinta a spendersi tanto in questo senso, come faceva la sua amica Diana? «Seguo 122 scuole nel mondo, e ne costruiremo altre. Ho iniziato nel 1992 perché la mia bisnonna un giorno mi ha detto “quando ti senti male con te stessa, vai fuori e dai qualcosa agli altri. Ti renderai conto di quanto sei fortunata”. Sono andata nella zona più inquinata della Polonia, dove i bambini morivano per l’aria che respiravano. Li portavo in montagna per 20 giorni e questo gli regalava due anni di vita. Da lì non mi sono più fermata».

Come si sente oggi, con tutte le esperienza che ha attraversato? «Non come una cinquantaseienne, ma come una teeneger, per me tutto è un pò magico. Prima stavo passeggiando e osservavo le forme degli alberi, mi chiedevo se le mucche sono felici per come sono gli alberi… Guardavo un bambino e mi colpiva quanto era felice a saltare in una pozza, anche senza acqua dentro. Ho chattavo con mia figlia dicendole quanto oggi sia una giornata meravigliosa».

È sempre stata così? «Sì, ma a un certo punto mi sono persa per strada, e la mia vita è diventata il cibo. Ho dovuto rimettere le cose a posto, ho deciso di guarire me e la mia mente, e una volta fatto non hai più bisogno del cibo».

Ha scritto cinque libri di lifestyle per la Weight Watchers… «Quello che faccio nella vita è sempre frutto della mia esperienza. Sono andata in Svizzera in un resort, fuori stagione, e ho vissuto con quello che offriva la stagione. Non ho fatto palestra ma ogni giorno andavo a camminare in montagna e bevevo un’emulsione, che a differenza di un succo mantiene le fibre. Ho creato un macchinario in cui metti tutto dentro, ginger, mele, ananas, carote, e bevi tutto insieme».

I risultati dei sui sforzi sono notevoli. «Ho perso 14 chili in tre mesi, ma soprattutto ho cambiato il mio mind set. Ho scoperto di essere stata molto arrabbiata con me stessa, per molti anni, mi volevo punire mangiando. A tre anni di distanza mi sento più forte».

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A Verbier con l’ex marito, il principe Andrea, e le loro due figlie (courtesy bbc.com)

È vero che ha creato anche una linea di bevande speciali, dietetiche? «Ho creato due linee, al momento le sto usando solo io ma sto cercando investitori. Una linea sono hot diet drinks, con gusti come fragole e panna, torta al cioccolato, e golosità simili. La seconda è per le donne che si accorgono di bere troppo vino, ma non vogliono entrare in un ristorante e chiedere acqua. È troppo triste, meglio un te al gusto di gin and tonic, o come preferisce mia figlia un “whiskey mac”, con ghiaccio!».

So che è legatissima a Beatrice e Eugenia, le sue figlie. «In questi giorni sono sotto attacco dei social media, sono distrutta per loro e trovo tutto molto sbagliato (si commuove, ndr): le mie figlie sono donne umili, non meritano tutto questo. Le hanno chiamate “le sorelle brutte”…. Non si può fare una cosa simile, voglio combattere il cyber bullismo, è davvero pericoloso».

Nonostante tutto, lei manda sempre messaggi positivi, dai giornali. «Sempre, sa perché? Sono la donna più fortunata del mondo. Ho vissuto il sogno di ogni ragazza, sono entrata nella carrozza di vetro e ho sposato un principe, che ha addirittura disegnato il nostro anello di fidanzamento con le sue mani. La vita mi regala tantissimo, ogni giorno».

 Come va con la regina Elisabetta? «La adoro, come adoro Papa Francesco e chiunque sostenga qualcosa con il cuore, e sia coerente. La regina è così, c’è sempre, è sempre gentile, perdona sempre. E trova sempre un modo suo per essere speciale, è la donna più coraggiosa che conosca».

Articolo pubblicato su Grazia del 14 luglio 2017

© Riproduzione riservata 

 

 

 

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