L’attore francese incarna un simbolo di Francia e del cinema mondiale nel film diretto dal genio di Richard Linklater, appena premiato con il Cesar per il Miglior film.
IN LA MISURA DEL DUBBIO È PROTAGONISTA, REGISTA E PER LA PRIMA VOLTA, SCENEGGIATORE. UNA SFIDA CHE HA PARECCHIO A CHE FARE DON LA SUA FAMIGLIA E CON UNA NUOVA CARRIERA NELLA MUSICA
di Cristiana Allievi
Intervista pubblicata su Donna Modera del 12 Settembre 2024
Non è facile essere “figli di”. Specie di un certo Steven. Ma Sawver Spielberg, professione attore, ha saputo cavarsela (anche se a Cannes faceva lo sbandato). In questa intervista ci racconta come
L’attrice francese sarà una cuoca dell’800 nel film con Benoît Magimel, padre di sua figlia. E da mercoledì è Coco Chanel in televisione. «Due donne che mi piacciono: hanno bisogno di libertà e di eccellere in ciò che fanno»
di Cristiana Allievi
Juliette Binoche e Benoit Magimel in Il gusto delle cose, al cinema dalla primavera 2024.
Qualcuno potrebbe dire che gli ottimisti contemporanei sono naive. Ma c’è una categoria speciale, che Antonio Gramsci ha definito “ottimisti per volontà”, a questa appartiene Juliette Binoche. Riesce a irradiare luce anche in un pomeriggio parigino dal colore plumbeo, con la colonnina di mercurio scivolata sotto lo zero. Ed è difficile credere che il prossimo 9 marzo compirà 60 anni, non si direbbe nemmeno da vicino. «Ogni domenica vado al mercato biologico, un rito che si ripete da dal 1991», racconta quasi a rispondere a questo pensiero inespresso. «Da quando ho avuto i miei figli ho voluto che mangiassero cibo fresco e organico. Andavo a cercarlo ovunque, a Parigi e dove ci portavano i nostri viaggi, e non è sempre facile trovarlo». Il motivo del nostro incontro è il film Il gusto delle cose di Tran Anh Hung, in Concorso all’ultimo festival di Cannes e al cinema in primavera. Siamo alla fine dell’Ottocento, Binoche è Eugenie e cucina da vent’anni per il gourmet Dodin Bouffant (Benoit Magimel). La loro collaborazione si è trasformata in amore, ma Eugenie ama la libertà e il proprio lavoro, e non ha mai voluto sposarsi. Caratteristiche, le sue, che rimandano a un’altra donna forte e indipendente che interpreterà dal 14 febbraio in The New Look (Apple tv) di Todd A. Kessler, una delle serie più attese della prossima stagione. Racconta l’ascesa di Christian Dior che metterà in crisi il regno creato da Coco Chanel (Binoche) in coincidenza con l’occupazione nazista di Parigi durante la Seconda guerra mondiale. Eugenie e Coco sono due donne agli antipodi, la prima è spesso ai
fornelli e veste un look morbido, colorato e romantico, mentre la seconda è decorata da cascate di perle e indossa solo il rigoroso bianco e nero. Non bastassero queste oscillazioni, durante la conversazione scopro che l’icona di Krzysztof Kieślowski si sta misurando anche a un altro livello: è passata infatti dietro la macchina da presa, e a breve esordirà come regista di un cortometraggio.
Iniziamo da The New Look: l’aspetto più importante intorno a cui ha costruito la sua performance? «Coco è una donna molto appassionata e dopo 15 anni di assenza torna alla moda per imporre la sua visione creativa. Lo fa per salvare la couture francese che secondo lei Dior ha rovinato. Questo confronto implica anche i diversi background, perché Chanel viene da una famiglia molto povera, mentre Dior è cresciuto in un conteso borghese».
Il “nuovo look” a cui allude il titolo è quello che Coco trova detestabile. «Trova “illogiche” quelle cinture in vita, i reggiseni imbottiti, le gonne pesanti e le giacche rigide».
Ci sono somiglianze fra Coco e la Eugenie di Il gusto delle cose? «Almeno due, l’eccellere in quello che fanno e il bisogno di libertà, il non volersi sposare e restare imbrigliate in ruoli morali sociali. In realtà non è del tutto così, è più complesso. Chanel avrebbe voluto sposarsi con Boy Capel, ma lui le ha preferito un’aristocratica, fatto che l’ha ferita profondamente. Quando poi stava per sposarsi con Paul Iribe, prima della Seconda guerra mondiale, è morto d’infarto davanti ai suoi occhi, mentre Capel ha poi perso la vita in un incidente stradale».
(…continua)
Intervista integrale pubblicata su Sette Corriere della Sera – 9 febbraio 2024
Attore, Sex symbol, Vincent Cassel da sempre ha accanto partner bellissime (a cominciare da Monica Bellucci). Al cinema sarà il moschettiere Athos, però il ruolo a cui tiene di più è quello di padre. E qui ci racconta perché
di Cristiana Allievi
Capelli cortissimi, è vestito di nero. Fuma una sigaretta elettronica e risponde in modo calmo. Nella conversazione c’è una parola che ricorre spesso, è responsabilità. Fino a qualche anno fa il mantra di Vincent Cassel era “libertà”. 57 anni, l’attore e produttore francese è padre di tre figlie, e questo non è un dettaglio. Deva e Léonie, 19 e 13 anni, sono nate dal matrimonio con Monica Bellucci, durato 15 anni. La terza figlia, Amazonie, 4 anni, l’ha avuta con la seconda moglie Tina Kunakey, modella nota in Francia da cui si è separato la scorsa primavera, dopo un’unione consacrata da copertine di giornali e campagne pubblicitarie. Qualche mese dopo, con un post sul profilo Instagram è stata ufficializzata la nuova compagna, la modella Narah Baptista: due i segni distintivi, la spiccata somiglianza con Tina e gli stessi 30 anni di meno rispetto a Vincent. Ma si sbaglia, chi vede Cassel semplicemente come un uomo di mezza età che cede all’amore giovane. L’attore francese è appassionato di sport, è un padre molto presente e un artista con quarant’anni di esperienza ancora molto ricercato. I suoi hanno divorziato quando aveva 14 anni, la madre è la giornalista Sabine Litique, il padre Jean Pierre, attore, è mancato qualche anno fa. «Oggi mi fa sorridere vedere che gli assomiglio ancora più di anni fa. Se ho temuto il confronto? Sì e no. La famiglia è una cosa complicata, non la scegli tu ed è qualcosa da cui non puoi scappare».
Dal 14 febbraio sarà al cinema con I tre moschettieri – Milady, colossale adattamento cinematografico del classico della letteratura francese di Alexandre Dumas. In questo sequel di Martin Bourboulon i moschettieri sono sfidati dall’amore in modi diversi. Al centro, la figura di Milady de Winter (Eva Green) e i suoi intrighi di corte. Cassel interpreta Athos, un ex giovane romantico che si è sentito tradito ed è diventato il fantasma di se stesso.
Athos è un personaggio scuro, cosa ci ha messo di sè? «Qualcosa di me c’è di sicuro, ma a dire la verità la prima cosa che ho pensato è di essere troppo vecchio per interpretarlo. Invece di cercare di sembrare più giovane, però, ho cavalcato la mia natura. Ho lavorato con l’immagine di un vecchio lupo grigio, sia per i costumi sia per le acconciature».
Cosa intende dire? «Sono l’unico dei tre moschettieri ad avere i capelli lunghi, segno della nobiltà dell’epoca. E invece che metterla sul combattimento fisico, ho prediletto l’uso della strategia, questo ha cambiato anche la dinamica fra me e D’Artagnan, che proteggo come un padre perché in lui vedo l’uomo che sono stato e che non sarò più».
Lei non da l’idea di essere altrettanto tormentato, nella vita. «Lo sono eccome, ma tendo a non indulgere in quella direzione. Sono un tipo più solare, mi piace pensare di essere sempre in grado di tirarmi fuori dalle situazioni difficili, nonostante i limiti da essere umano».
Quando la vita la mette in ginocchio come si rialza? «Mi prendo cura di me, cerco di pensare positivamente. Ho la tendenza a tornare al corpo, con lo yoga, la meditazione e il surf. E poi con la maturità ho imparato un altro trucco».
(continua…)
Intervista di copertina per il settimanaleOggi del 25.1.2024
IL SUO METRO E OTTANTA l’HA PENALIZZATA FINCHE’ RIDLEY SCOTT NON L’hA RESA L’EROINA DI ALIEN. MA l’HA ANCHE AIUTATA A TENERE LONTANI I MOLESTATORI. ORA, A 74 ANNI, INTERPRETA UNA RICCA ARISTOCRATICA CATTIVA E DOMINATRICE. MA LEI È TUTTO IL CONTRARIO, COME SVELA IN QUESTA INTERVISTA
di Cristiana Allievi
Con Sigourney Weaver non puoi non parlare di statura. Perché il metro e ottanta di altezza che la contraddistingue è lo spartiacque della sua vita. Americana, studi a Standford, ha capito presto che il suo destino era altrove. Passata a Yale a frequentare un corso di recitazione, i professori la guardavano male per la sua stazza, lasciandole parti da prostituta o da ragazzo. Finché Ridley Scott l’ha immaginata diversamente, e con la Ellen Ripley della saga di Alien ha cambiato la storia del cinema: ha fatto di lei una nuova eroina, una traslazione dell’eroe maschile che aveva dominato fino a lì. Il personaggio fu così iconico che Sigourney conquistò una candidatura agli Oscar come miglior attrice, e da lì in poi Sigourney- all’anagrafe Susan Alexandra- ci ha regalato solo donne forti, dirette, piene di carisma. Nel crime thriller di Paul Schrader in uscita il 14 dicembre, Il maestro giardiniere, è Norma, una signora ricca e rigida dell’America razzista (e contemporanea) del Sud. Potrebbe definirsi una cattiva, in realtà è una proprietaria terriera che incarna il ruolo alla vecchia maniera maschile. Domina il suo giardiniere Narvel, anche sessualmente, ma quando arriva la nipote di lei, Maya, gli equilibri cambiano.
Con Norma è una dominatrice, una donna che usa il suo giardiniere come toy boy. Come si è sentita in quei panni? «Non sa quante volte mi hanno proposto di fare la ricca aristocratica cattiva e dominatrice, un ruolo rischioso da giocarsi, che evito perché carico di clichè. Ma Paul Schrader (regista, fra gli altri, di American Gigolò e lo sceneggiatore di Taxi Driver e Toro scatenato, ndr) ha creato una persona reale».
Come la descriverebbe? «Una donna con grandi sentimenti, difficili da controllare. Ho creduto nel suo desiderio di rappresentare una figura maschile per sua nipote, e di volerla salvare per amore».
La memoria è volata a Una donna in carriera, film iconico anni Ottanta in cui lei ha raccontato la competizione fra donne per un uomo. Qual è la differenza? «All’epoca la commedia vedeva due colleghe della stessa età. Catherine era old fashion e molto privilegiata, una persona scaltra e meno etica della collega, meno abbiente, che veniva da Staten Island. Il maestro giardiniere mette a confronto una giovane donna con una donna matura, è una storia di sopravvivenza in un triangolo amoroso drammatico».
E anche una storia antica, la donna più matura che perde l’uomo che si innamora di una più giovane… «Sarà anche una vecchia storia, ma è una situazione molto reale, come il modo in cui reagisce: Norma ha il cuore a pezzi e lascia uscire l’animale che ha dentro».
Una madre inglese come la sua, ha aiutato indirettamente a interpretare donne fredde? «Mia madre ci ha cresciuti facendoci credere che quello che sentivamo non era importante. È il modo inglese, e in un certo senso lo ammiro, ma sono dovuta andare oltre… Invidio voi italiani perché vi vedo più in contatto con le vostre emozioni».
(continua…)
Intervista integrale pubblicata su Oggi del 7/12/2023