Daniel Auteuil: «Cinema, figlie e Rock’n’roll
16 lunedì Set 2024
16 lunedì Set 2024
09 lunedì Set 2024
Posted in Academy Awards, arte, Attulità, Berlinale, cinema, Festival di Berlino
03 martedì Set 2024
Posted in cinema, Cultura, Festival di Berlino, giornalismo, Personaggi
05 venerdì Lug 2024
Posted in Attulità, Cannes, cinema, Cultura, giornalismo, Oscar, Personaggi
Tag
Balla coi Lupi, Corona britannica, Cristiana Allievi, Horizon, Inghilterra, interviste illuminanti, Kevin Costner, Lady D., Robin Hood, western
L’attore, regista e produttore premi Oscar in questi giorni parla di donne. Anche di Lady D, che nel 1996, mentre stava divorziando da Carlo, era prossima a recitare nel sequel di Guardia del corpo. Kevin non ha dimenticato né lei né le confidenze di William
di Cristiana Allievi

Articolo pubblicato su Oggi dell’ 11/7/2024
@Riproduzione riservata
19 mercoledì Giu 2024
06 lunedì Mag 2024
Tag
attualità, cinema frnacese, Cristiana Allievi, figli, Il coraggio di Blanche, interviste illuminanti, madri, mariti, matrimonio, Niente da perdere, Valerie Donzelli, violenza, Virginie Efira

di Cristiana Allievi
«Ogni cosa, se osservata per abbastanza tempo, diventa interessante». La citazione di Gustave Flaubert sembra spiegare alla perfezione le scelte di Virginie Efira, attrice capace di gestire con grazia ruoli trasgressivi come quello di una suora italiana lesbica e ricca di fantasie erotiche, vissuta nel diciassettesimo secolo e poi accusata di blasfemia: la Carlini che ha incarnato in Benedetta. E proprio il regista del film, Paul Verhoeven, è stato colui che anni prima l’aveva trasformata da mattatrice della tv belga in una delle attrici più quotate Oltralpe, grazie a Elle (premio Cesar e miglior film straniero ai Golden Globe) e al ruolo di moglie dell’uomo sessualmente soddisfatto da Isabelle Huppert. Maggio è il mese della consacrazione di Efira grazie a due film in uscita: dal 2 è al cinema con Il coraggio di Blanche (Movies Inspired), film in Concorso a Cannes nel 2023. Tratto dal romanzo di Éric Reinhardt L’amore e le foreste (Salani), il lungometraggio di Valerie Donzelli è una storia di violenza domestica e psicologica, un viaggio nella mente di una donna che pensa di aver trovato l’uomo perfetto (l’ottimo Melvil Poupaud, che vedremo presto nei panni di un candidato alle presidenziali francesi nel film sul libro scritto da un ex primo ministro di Macron). Blanche lascia la sua famiglia e la sorella gemella con il sogno di farsi una nuova vita ma pian piano, e a fatica, realizzerà di avere accanto un uomo pericoloso che sta cercando di chiuderla progressivamente in una prigione. L’interpretazione di Efira è fisica, toccante e magnifica, e rende bene anche i rischi dell’immaginario in questo viaggio che è una specie di contraltare di Inferno di Chabrol, in cui il punto di vista della gelosia era quello maschile.
Dal 16 maggio sarà poi nelle sale anche Niente da perdere (Wanted cinema) un’altra storia di grande impatto emotivo in cui Efira si fa dirigere da una regista al primo lungometraggio, Delphine Deloget, per affrontare il dramma sociale della protezione dei bambini e l’ostilità di un sistema ottuso. Sylvie è una madre single di due figli difficili, una notte mentre è a lavorare e loro sono a casa da soli il piccolo ha un incidente domestico. In seguito a una denuncia, il bambino viene mandato in un istituto. Per Sylvie è l’inizio di un incubo che la rende instabile: combatterà con le forze che ha una lunga e dura battaglia amministrativa e legale per riportare a casa suo figlio e dimostrare la sua capacità di madre al mondo intero.
(continua…)
Intervista per Sette Corriere della Sera
@Riproduzione riservata
09 venerdì Feb 2024
Posted in arte, Attulità, Cannes, cinema, Cultura, giornalismo, Miti, Moda & cinema, Personaggi
Tag
Benoit Magimel, Coco Chanel, Cristiana Allievi, cucina, Dodin Bouffant, Il gusto delle cose, interviste illuminanti, Juliette Binoche, The new look
L’attrice francese sarà una cuoca dell’800 nel film con Benoît Magimel, padre di sua figlia. E da mercoledì è Coco Chanel in televisione. «Due donne che mi piacciono: hanno bisogno di libertà e di eccellere in ciò che fanno»
di Cristiana Allievi

Juliette Binoche e Benoit Magimel in Il gusto delle cose, al cinema dalla primavera 2024.
Qualcuno potrebbe dire che gli ottimisti contemporanei sono naive. Ma c’è una categoria speciale, che Antonio Gramsci ha definito “ottimisti per volontà”, a questa appartiene Juliette Binoche. Riesce a irradiare luce anche in un pomeriggio parigino dal colore plumbeo, con la colonnina di mercurio scivolata sotto lo zero. Ed è difficile credere che il prossimo 9 marzo compirà 60 anni, non si direbbe nemmeno da vicino. «Ogni domenica vado al mercato biologico, un rito che si ripete da dal 1991», racconta quasi a rispondere a questo pensiero inespresso. «Da quando ho avuto i miei figli ho voluto che mangiassero cibo fresco e organico. Andavo a cercarlo ovunque, a Parigi e dove ci portavano i nostri viaggi, e non è sempre facile trovarlo». Il motivo del nostro incontro è il film Il gusto delle cose di Tran Anh Hung, in Concorso all’ultimo festival di Cannes e al cinema in primavera. Siamo alla fine dell’Ottocento, Binoche è Eugenie e cucina da vent’anni per il gourmet Dodin Bouffant (Benoit Magimel). La loro collaborazione si è trasformata in amore, ma Eugenie ama la libertà e il proprio lavoro, e non ha mai voluto sposarsi. Caratteristiche, le sue, che rimandano a un’altra donna forte e indipendente che interpreterà dal 14 febbraio in The New Look (Apple tv) di Todd A. Kessler, una delle serie più attese della prossima stagione. Racconta l’ascesa di Christian Dior che metterà in crisi il regno creato da Coco Chanel (Binoche) in coincidenza con l’occupazione nazista di Parigi durante la Seconda guerra mondiale. Eugenie e Coco sono due donne agli antipodi, la prima è spesso ai
fornelli e veste un look morbido, colorato e romantico, mentre la seconda è decorata da cascate di perle e indossa solo il rigoroso bianco e nero. Non bastassero queste oscillazioni, durante la conversazione scopro che l’icona di Krzysztof Kieślowski si sta misurando anche a un altro livello: è passata infatti dietro la macchina da presa, e a breve esordirà come regista di un cortometraggio.
Iniziamo da The New Look: l’aspetto più importante intorno a cui ha costruito la sua performance? «Coco è una donna molto appassionata e dopo 15 anni di assenza torna alla moda per imporre la sua visione creativa. Lo fa per salvare la couture francese che secondo lei Dior ha rovinato. Questo confronto implica anche i diversi background, perché Chanel viene da una famiglia molto povera, mentre Dior è cresciuto in un conteso borghese».
Il “nuovo look” a cui allude il titolo è quello che Coco trova detestabile. «Trova “illogiche” quelle cinture in vita, i reggiseni imbottiti, le gonne pesanti e le giacche rigide».
Ci sono somiglianze fra Coco e la Eugenie di Il gusto delle cose? «Almeno due, l’eccellere in quello che fanno e il bisogno di libertà, il non volersi sposare e restare imbrigliate in ruoli morali sociali. In realtà non è del tutto così, è più complesso. Chanel avrebbe voluto sposarsi con Boy Capel, ma lui le ha preferito un’aristocratica, fatto che l’ha ferita profondamente. Quando poi stava per sposarsi con Paul Iribe, prima della Seconda guerra mondiale, è morto d’infarto davanti ai suoi occhi, mentre Capel ha poi perso la vita in un incidente stradale».
(…continua)
Intervista integrale pubblicata su Sette Corriere della Sera – 9 febbraio 2024
@Riproduzione riservata
02 sabato Dic 2023
Posted in arte, Attulità, cinema, Cultura, giornalismo, Miti, Mostra d'arte cinematografica di Venezia, Personaggi
Tag
Alien, Attrici, Avatar, Cristiana Allievi, donne, Hollywood, Il maestro giardiniere, interviste illuminanti, molestie sessuali, Oggi, Paul Schrader, Sigourney Weaver, Una donna in Carriera
IL SUO METRO E OTTANTA l’HA PENALIZZATA FINCHE’ RIDLEY SCOTT NON L’hA RESA L’EROINA DI ALIEN. MA l’HA ANCHE AIUTATA A TENERE LONTANI I MOLESTATORI. ORA, A 74 ANNI, INTERPRETA UNA RICCA ARISTOCRATICA CATTIVA E DOMINATRICE. MA LEI È TUTTO IL CONTRARIO, COME SVELA IN QUESTA INTERVISTA
di Cristiana Allievi

Con Sigourney Weaver non puoi non parlare di statura. Perché il metro e ottanta di altezza che la contraddistingue è lo spartiacque della sua vita. Americana, studi a Standford, ha capito presto che il suo destino era altrove. Passata a Yale a frequentare un corso di recitazione, i professori la guardavano male per la sua stazza, lasciandole parti da prostituta o da ragazzo. Finché Ridley Scott l’ha immaginata diversamente, e con la Ellen Ripley della saga di Alien ha cambiato la storia del cinema: ha fatto di lei una nuova eroina, una traslazione dell’eroe maschile che aveva dominato fino a lì. Il personaggio fu così iconico che Sigourney conquistò una candidatura agli Oscar come miglior attrice, e da lì in poi Sigourney- all’anagrafe Susan Alexandra- ci ha regalato solo donne forti, dirette, piene di carisma. Nel crime thriller di Paul Schrader in uscita il 14 dicembre, Il maestro giardiniere, è Norma, una signora ricca e rigida dell’America razzista (e contemporanea) del Sud. Potrebbe definirsi una cattiva, in realtà è una proprietaria terriera che incarna il ruolo alla vecchia maniera maschile. Domina il suo giardiniere Narvel, anche sessualmente, ma quando arriva la nipote di lei, Maya, gli equilibri cambiano.
Con Norma è una dominatrice, una donna che usa il suo giardiniere come toy boy. Come si è sentita in quei panni? «Non sa quante volte mi hanno proposto di fare la ricca aristocratica cattiva e dominatrice, un ruolo rischioso da giocarsi, che evito perché carico di clichè. Ma Paul Schrader (regista, fra gli altri, di American Gigolò e lo sceneggiatore di Taxi Driver e Toro scatenato, ndr) ha creato una persona reale».
Come la descriverebbe? «Una donna con grandi sentimenti, difficili da controllare. Ho creduto nel suo desiderio di rappresentare una figura maschile per sua nipote, e di volerla salvare per amore».
La memoria è volata a Una donna in carriera, film iconico anni Ottanta in cui lei ha raccontato la competizione fra donne per un uomo. Qual è la differenza? «All’epoca la commedia vedeva due colleghe della stessa età. Catherine era old fashion e molto privilegiata, una persona scaltra e meno etica della collega, meno abbiente, che veniva da Staten Island. Il maestro giardiniere mette a confronto una giovane donna con una donna matura, è una storia di sopravvivenza in un triangolo amoroso drammatico».
E anche una storia antica, la donna più matura che perde l’uomo che si innamora di una più giovane… «Sarà anche una vecchia storia, ma è una situazione molto reale, come il modo in cui reagisce: Norma ha il cuore a pezzi e lascia uscire l’animale che ha dentro».
Una madre inglese come la sua, ha aiutato indirettamente a interpretare donne fredde? «Mia madre ci ha cresciuti facendoci credere che quello che sentivamo non era importante. È il modo inglese, e in un certo senso lo ammiro, ma sono dovuta andare oltre… Invidio voi italiani perché vi vedo più in contatto con le vostre emozioni».
(continua…)
Intervista integrale pubblicata su Oggi del 7/12/2023
@Riproduzione riservata
25 venerdì Ago 2023
Tag
Cannes 2023, corte, cortigiane, Cristiana Allievi, donne, interviste illuminanti, Jeanne du Barry, Johnny Depp, La favorita del re, Luigi XV, Maiwenn
UNA REGISTA IMPEGNATA (E FEMMINISTA). UN DIVO SCAPESTRATO (E DENUNCIATO DALLA MOGLIE). LA SCANDALOSA RELAZIONE FRA LUIGI XV E JEANNE DU BARRY. IN LA FAVORITA DEL RE NON POTEVA ESSERCI MIX PIU’ ESPLOSIVO. «COME IL SENTIMENTO CHE CI TIENE IN VITA, E CHE OGNI TANTO CE LA ROVINA».
di Cristiana Allievi

Attraverso le lenti fumè intravedo gli occhi azzurrissimi. Ho intervistato almeno altre tre volte Maiwenn, attrice, sceneggiatrice e regista fra le più impegnate del cinema francese. Ma oggi mi riserva una sorpresa: niente inglese, si parla solo nella sua lingua madre. Immagino sia “colpa” di Johnny Depp: dopo settimane a dirigerlo sul set in Jeanne du Barry – La favorita del re, non senza attriti, vorrà limitare i rischi di fraintendimenti. Anche perché, come mi confesserà più tardi, le interviste la mettono a disagio. Il suo film sarà nelle sale il 30 agosto, è il sesto lungometraggio che dirige (ha aperto l’ultimo Festival di Cannes). Per sette lunghi anni è stata ossessionata dalla storia di Jeanne du Barry, una giovane dalle origini umili che grazie al suo fascino e alla sua intelligenza sale i gradini della scala sociale fino in cima, dove ad attenderla c’è il re Luigi XV. Ignaro del fatto che sia una cortigiana, se ne innamora perdutamente, ricambiato, e la porta a vivere a Versailles, creando uno scandalo in piena regola. Il sovrano è, come avrete capito, Johnny Depp, mentre Maiwenn, che da tempo non usa il cognome, LeBesco, a causa dei rapporti difficili con la famiglia, ha tenuto il ruolo della favorita per sé.
Come mai ha impiegato tanto per realizzare il film?
«La scrittura della sceneggiatura è stata lunga, serviva un punto di vista interessante. I finanziamenti sono arrivati lentamente, e in mezzo c’è stato anche il Covid. Ci sono stati momenti in cui ho perso la speranza e la pazienza, ma questo tempo è stato necessario, mi ha spinta a giustificare le mie scelte e a fare riflessioni profonde».
La sensazione di essere illegittima, di tradire le proprie origini, di Jeanne Du Barry: perché la interessa? «Per me il tema centrale del film è l’impatto che ha il potere. Si parla spesso del potere del re e degli interessi di questa donna, la verità è che Jeanne du Barry esercitava un forte ascendente sul sovrano. E se di solito si racconta il potere con l’angolazione della politica o della finanza, credo che la seduzione, l’amore e il fascino siano potenti tanto quanto lo è un re. Il potere dell’amore è uno dei temi che mi interessano di più».
Perchè? «È la mia essenza, funziono sulla base di questo sentimento. Non ho mai creduto di essere abbastanza forte da rappresentarlo, ma se mi chiedo cosa mi interessa filmare, sono i paradossi che derivano dalle cose che ci tengono in vita, e che ogni tanto ce la rovinano (Maiwenn ha conosciuto Luc Besson quando aveva 12 anni e lui 29, e a 16 ha avuto con lui una figlia, Shanna. A 20, durante le riprese di Il quinto elemento, lui l’ha lasciata per Milla Jovovich, ndr)
Cos’è l’amore per lei? «Il mistero più grande, la droga più grande. È ciò che ci da il coraggio di fare le cose che facciamo. E ho l’impressione che siamo abitati, pervasi, dall’amore».
Lei da l’idea di amare la libertà, come Jeanne du Barry: come l’ha fatta sentire calarsi in un contesto come quello di Versailles, in cui la spontaneità non era appropriata? «È stato l’aspetto più difficile. Adoro la spontaneità e ha molto carisma davanti alla macchina da presa. Jeanne ha portato aria di libertà, le persone che la circondavano avevano bisogno di una donna come lei, che ha anticipato molte cose che si sarebbero manifestate successivamente. Ma trattandosi di Versailles sapevo che se fossi stata troppo spontanea non sarei stata coerente con l’epoca: dovevo incarnare una donna che si trovava davanti a persone che pesavano ogni parola per non essere allontanate dalle grazie del re. Mi sono fatta un po’ di violenza, diciamo».
So che ha proposto la parte del re a molti attori francesi, fra questi c’era anche Timothée Chalamet? «Chalamet? Ma è un bambino! Mi va bene andare contro corrente, ma lui non avrebbe mai potuto incarnare questa storia».
(continua…)
Intervista pubblicata su Donna Moderna del 24 Agosto 2023
@Riproduzione riservata
13 sabato Mag 2023
Posted in arte, Attulità, cinema, Cultura, Moda & cinema
Tag
Ciak, Ciak magazine, concorso internazionale, cortometraggi, Cristiana Allievi, festival di cinema, giuria, interviste illuminanti, Lamezia international film festival
Fra le novità che mi porta questo anno c’è anche una direzione artistica. L’ideatore e direttore del Lamezia International Film Festival, Gianlorenzo Franzi, mi ha affidato la nuova sezione di corti internazionali, che avrò il piacere di sovrintendere. La nuova sezione indagherà l’intelligenza artificiale e si intitolerà Chi sarò io? , come spiega bene l’articolo di Ciak magazine.
Mi raccomando seguiteci, magari anche venendo di persona a Lamezia dall’11 al 15 luglio.
Il racconto completo è su Ciak magazine