Bella Thorne: «Una pressione forte può spezzare una bambina o creare un diamante»
09 lunedì Set 2024
Posted in Academy Awards, arte, Attulità, Berlinale, cinema, Festival di Berlino
09 lunedì Set 2024
Posted in Academy Awards, arte, Attulità, Berlinale, cinema, Festival di Berlino
03 martedì Set 2024
Posted in cinema, Cultura, Festival di Berlino, giornalismo, Personaggi
06 martedì Ago 2024
Tag
7 Corriere della sera, anteprima mondiale, conquista, donne, Horizon, Horizon 2, interviste illuminanti, Kevin Costner, Mostra di Venezia, Usa, west, western
di Cristiana Allievi

L’attore, regista e produttore Kevin Costner sulla copertina di 7 Corriere della Sera del 2 Agosto 2024


Articolo integrale pubblicato su 7 Corriere
@Riproduzione Riservata
26 venerdì Lug 2024
Posted in Academy Awards, Attulità, cinema, Cultura, giornalismo, Miti, Personaggi
05 venerdì Lug 2024
Posted in Attulità, Cannes, cinema, Cultura, giornalismo, Oscar, Personaggi
Tag
Balla coi Lupi, Corona britannica, Cristiana Allievi, Horizon, Inghilterra, interviste illuminanti, Kevin Costner, Lady D., Robin Hood, western
L’attore, regista e produttore premi Oscar in questi giorni parla di donne. Anche di Lady D, che nel 1996, mentre stava divorziando da Carlo, era prossima a recitare nel sequel di Guardia del corpo. Kevin non ha dimenticato né lei né le confidenze di William
di Cristiana Allievi

Articolo pubblicato su Oggi dell’ 11/7/2024
@Riproduzione riservata
19 mercoledì Giu 2024
14 venerdì Giu 2024
Tag
acciaierie, Donna Moderna, Ilva, inetrviste illuminanti, Lisa Sorgini, madri, malattie, TAmburi, Taranto, tossicità, vergogna
VIVONO NEL QUARTIERE DI TARANTO PIU’ VICINO ALL’EX ILVA. OGNI GIORNO LOTTANO CONTRO I VELENI DELl’ACCIAIERIA CHE FANNO AMMALARE I LORO FIGLI. CAPARBIE E RESILIENTI, SONO ORA AL CENTRO DI UN POTENTE PROGETTO FOTOGRAFICO ESPOSTO PER LE STRADE DELLA CITTA’
di Cristiana Allievi

Se è vero che è nella natura di tutte le madri lottare per i propri figli, ce ne sono alcune che sono costrette a farlo più delle altre. Sono le madri di Tamburi, il quartiere di Taranto più vicino al polo siderurgico dell’ex Ilva. È una delle più grandi fabbriche d’acciaio d’Europa – e dal 1965 emette fumi nocivi che si ritiene abbiano causato migliaia di morti per cancro. Ha contaminato terra, aria e acque con diversi cancerogeni e polveri di amianto, causando uno dei più seri disastri ambientali del nostro paese. Sono quello con cui convivono tutti i giorni queste donne, i veleni che fanno ammalare i loro figli. Eppure, nonostante l’ansia, il dolore e la rabbia non si arrendono.
Resilienti e caparbie, come appaiono nel potentissimo progetto fotografico di cui sono protagoniste: a loro è dedicata la mostra fotografica di ArtLab Eyland, organizzata da Phest e dal Comune di Taranto, che fino al 30 giugno, nella parte vecchia della città, racconta la maternità.
Gli scatti sono stati commissionati a Lisa Sorgini, 43 anni, fotografa australiana di padre abruzzese che ha trascorso un mese nella città dei due mari fotografando situazioni che arrivano dritte al cuore. «Tutte le donne che ho incontrato a Tamburi hanno almeno un membro della famiglia morto di cancro», racconta. «Maria ha perso sua sorella un anno fa. Vive in un piccolissimo buco, dorme nello stesso letto con suo figlio e sua madre. Deve chiudere le finestre quando c’è vento per non far entrare in casa aria tossica. Non ha un lavoro perché tutto si ferma, se il vento va nelle direzione delle case, i ritmi sono governati dal lavoro sull’acciaio. Quando le ho chiesto “andresti via di qui?”, mi ha risposto che la sua vita è tutta lì, cosa che mi ha spaccato il cuore».

Articolo integrale pubblicato su Donna Moderna del 13 Giugno 2024
La fotografia è arrivata nella sua vita quando aveva 20 anni. Dopo aver studiato al liceo lo sviluppo e la camera oscura, la maggior parte dei segreti del mestiere li ha imparati da autodidatta. Nel 2015 è diventata madre di Ari, il primo dei suoi due figli, e per lei è stato l’inizio di un nuovo modo di essere donna e di lavorare. «Mio figlio è nato poco prima della morte di mia madre, un fatto che ha portato l’esperienza della mia maternità a un altro livello». La sua attenzione si è spostata. «Invece di fotografare quello che credevo gli altri volessero vedere, ho usato la macchina come un modo per processare quello che sentivo, e mi sono orientata sui ritratti».
Lisa ha iniziato a dare una forma artistica allo choc causato dalle trasformazioni psicofisiche che la maternità comporta, inclusa la scoperta delle politiche sull’argomento e del sistema di supporto medico. «Prima di diventare mamma non avevo mai visto la realtà di quella esperienza, la cultura pop non la descrive nel suo quotidiano, non l’ha mai rappresentata in immagini». Così ha iniziato a farlo lei, ritraendo madri in giro per l’Australia in scatti di suprema bellezza.
La chiamata da Taranto è arrivata quando si trovava in Australia. «Mi hanno coinvolta in un festival a Monopoli, e da lì, grazie al mio progetto sulla maternità, mi hanno chiesto di creare un laboratorio sulle madri di Tamburi».
Quando è arrivata a Taranto con la sua famiglia ha avuto una reazione di sconforto. «Era tutto troppo duro e non essendo una fotoreporter temevo di non poter fare il lavoro giusto. Non ho voluto mostrare l’acciaieria, non era quello il focus: il mio modo di raccontare queste donne è stato attraverso la maternità e la protezione dei loro figli».
(continua…)
@Riproduzione riservata
07 venerdì Giu 2024
Posted in Attulità, Cannes, cinema, Cultura, Personaggi
10 venerdì Mag 2024
Posted in Attulità, Cannes, cinema, Letteratura
Tag
Attrici, Benoit Magimel, cibo, Il gusto delle cose, interviste illuminanti, Juliette Binoche, preghiera, red carpet, tradizione, Tran Anh Hung

di Cristiana Allievi

Si muove agilmente tra i fornelli. Il vapore la affatica, andare in giardino a raccogliere le verdure migliori per il suo pot-au-feu la fa sudare. Ma non perde mai la grazia, e quando si cambia entra in salotto da regina: siede a tavola e si fa servire da un uomo che pende dalle sue labbra, in fatto di osservazioni culinarie e non solo. La Juliette Binoche di Il gusto delle cose è una luminosa e schiva cuoca dell’Ottocento che lavora da vent’anni per il famoso chef Dodin. Insieme i due creano piatti dai sapori sublimi, riuscendo a stupire nobili e altri illustri gourmant. Binoche ha appena compiuto 60 anni, e se si pensa che è stata anche Coco Chanel in una serie tv, possiamo dire che il 2024 abbia trasformato il premio Oscar in un’icona di cibo e moda, i simboli della cultura francese nel mondo. Nel film di Tran Anh Hung, in Concorso all’ultimo Festival di Cannes, recita accanto all’ex Benoit Magimel, padre di sua figlia, fatto che non succedeva da vent’anni. La loro intimità naturale è senza dubbio il cuore della storia che vedremo al cinema dal 9 maggio.
Come descriverebbe il suo personaggio, Eugenie? «È una donna che vive dando tutta se stessa.I suoi genitori sono morti molto giovani, e questa è la parte oscura della sua vita, il motivo per cui si da tanto agli altri. È il suo modo di resistere, di allontanare la tragedia potenziale della morte».
L’idea del film è quella di trasmettere sapori e ricette da una generazione a un’altra: sua madre le ha insegnato a cucinare? «Mi ha dato molte indicazioni. Per esempio quando ero una giovane attrice e vivevo di pasta, ero molto fiera di saper cucinare la besciamella, per me era già alta cucina! In generale mia madre mi ha insegnato la cura per i prodotti, andava a sceglierli già biologici, e parliamo degli anni Settanta».
Cosa le piace cucinare? «Da ragazza preparavo solo dolci, perché mia madre non li cucinava mai. Crescendo mi sono spostata verso il salato, ho rubato ricette anche dalle nonne e dagli amici».
È tornata sul set con il suo ex, Benoit Magimel, dopo vent’anni, com’ è successo? «Ero impegnata con questo film già da un anno e mezzo, ma c’era un altro attore che ha lasciato il film, poi ne è arrivato un altro ancora, era un incubo… Finché Gaumont non ha pensato a Benoit, e lui ha accettato subito».
Come è stata l’esperienza? Sembrate molto affiatati… «All’inizio è stato molto complicato, alle prove mi sono detta “sarà dura…”. All’inizio del film Eugenie è la cuoca, ma Benoit voleva cucinare più di me. Quando ho fatto questa osservazione al regista, l’ha ripetuta a Benoit che si è arrabbiato. Poi ha capito, e le cose sono cambiate».
Come definirebbe questa esperienza con lui? «Liberatoria. Abbiamo avuto modo di stare uno alla presenza dell’altro, di fluire senza i blocchi emotivi di una volta. È stato bellissimo».
(continua…)
Intervista pubblicata su Donna Moderna del 9 maggio
@Riproduzione riservata
06 lunedì Mag 2024
Tag
attualità, cinema frnacese, Cristiana Allievi, figli, Il coraggio di Blanche, interviste illuminanti, madri, mariti, matrimonio, Niente da perdere, Valerie Donzelli, violenza, Virginie Efira

di Cristiana Allievi
«Ogni cosa, se osservata per abbastanza tempo, diventa interessante». La citazione di Gustave Flaubert sembra spiegare alla perfezione le scelte di Virginie Efira, attrice capace di gestire con grazia ruoli trasgressivi come quello di una suora italiana lesbica e ricca di fantasie erotiche, vissuta nel diciassettesimo secolo e poi accusata di blasfemia: la Carlini che ha incarnato in Benedetta. E proprio il regista del film, Paul Verhoeven, è stato colui che anni prima l’aveva trasformata da mattatrice della tv belga in una delle attrici più quotate Oltralpe, grazie a Elle (premio Cesar e miglior film straniero ai Golden Globe) e al ruolo di moglie dell’uomo sessualmente soddisfatto da Isabelle Huppert. Maggio è il mese della consacrazione di Efira grazie a due film in uscita: dal 2 è al cinema con Il coraggio di Blanche (Movies Inspired), film in Concorso a Cannes nel 2023. Tratto dal romanzo di Éric Reinhardt L’amore e le foreste (Salani), il lungometraggio di Valerie Donzelli è una storia di violenza domestica e psicologica, un viaggio nella mente di una donna che pensa di aver trovato l’uomo perfetto (l’ottimo Melvil Poupaud, che vedremo presto nei panni di un candidato alle presidenziali francesi nel film sul libro scritto da un ex primo ministro di Macron). Blanche lascia la sua famiglia e la sorella gemella con il sogno di farsi una nuova vita ma pian piano, e a fatica, realizzerà di avere accanto un uomo pericoloso che sta cercando di chiuderla progressivamente in una prigione. L’interpretazione di Efira è fisica, toccante e magnifica, e rende bene anche i rischi dell’immaginario in questo viaggio che è una specie di contraltare di Inferno di Chabrol, in cui il punto di vista della gelosia era quello maschile.
Dal 16 maggio sarà poi nelle sale anche Niente da perdere (Wanted cinema) un’altra storia di grande impatto emotivo in cui Efira si fa dirigere da una regista al primo lungometraggio, Delphine Deloget, per affrontare il dramma sociale della protezione dei bambini e l’ostilità di un sistema ottuso. Sylvie è una madre single di due figli difficili, una notte mentre è a lavorare e loro sono a casa da soli il piccolo ha un incidente domestico. In seguito a una denuncia, il bambino viene mandato in un istituto. Per Sylvie è l’inizio di un incubo che la rende instabile: combatterà con le forze che ha una lunga e dura battaglia amministrativa e legale per riportare a casa suo figlio e dimostrare la sua capacità di madre al mondo intero.
(continua…)
Intervista per Sette Corriere della Sera
@Riproduzione riservata