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Il progetto di cui si parla di più in questi giorni al festival è il racconto in stile fantasy (nato 7 anni fa) di un argomento politico, economico e globale

Altissima, abito e stiletti bianchi, capelli platino, Lucy (Tilda Swinton) imbonisce la folla. Siamo nel cuore di New York e la corporation di famiglia di cui è a capo, la Mirando, in passato ha sfruttato i suoi dipendenti e l’ambiente. Ma oggi con lei,esperta di immagine, cambia faccia: a suon di slogan, auricolari da rockstar e sorrisi hollywoodiani. La sua azienda metterà fine al problema della fame nel mondo grazie a un maialino trovato in Cile e destinato a trasformare l’impatto ambientale della produzione di carne nell’arco dei successivi dieci anni. Ma i suoi abiti dal taglio clinico non devono confondere: il candore che mostra è una maschera.

Dopo il suo monologo pirotecnico lo spettatore è trasportatonella quiete delle montagne coreane, per essere catturato dal cuore della storia: tredicenne Mija e Okja, l’animale che dà il titolo al film in concorso del regista coreano Bong Joon Ho che a Cannes ha incendiato le polemiche (anche per un errore tecnico che ha fatto sospendere e ricominciare la proiezione a pochi minuti dall’inizio, con grandi fischi in sala).

Mija gioca felice con il suo amico enorme, un incrocio tra un ippopotamo e un maiale. Okja ricambia l’affetto della sua amica e con l’intelligenza speciale di cui è dotato le salva anche la vita. A rompere l’idillio, però, arriva uno scienziato-star della tv (Jake Gyllenhaal) assunto dalla Mirando per mostrare al mondo il prossimo livello di produzione della carne sul pianeta, presentato come miracoloso.

Mija non sapeva che il suo amico le sarebbe stato strappato via, ed è disposta a tutto per non perderlo. In uno dei suoi momenti di disperata rincorsa dell’animale incrocia un team di animalisti capitanati da Jay (Paul Dano) e determinato a far emergere la vera intenzione della corporation: fare duri esperimenti di laboratorio e produrre cibo geneticamente modificato per far lievitare le azioni dell’azienda.

Il viaggio della bambina al salvataggio di Okja è molto doloroso, e mostra allo spettattore l’agghiacciante catena del macello e degli esperimenti genetici, senza bypassare certe stranezze anche da parte dell’organizzazione animalista.

C’è chi lo ha definito Okja “il nuovo E.T.”, e ci sta ma non al 100%. L’idea del film prodotto dalla Plan B Entertainment di Brad Pitt, in associazione con Netflix, nasce nel 2011, mentre il regista era ancora impegnato con il suo Snowpiercer, nel 2011. «Ricordo che, pochi giorni dopo l’anteprima del film a Seoul, andando all’aeroporto, Bong Joon Ho mi ha mostrato dei disegni con l’idea iniziale», racconta la Swinton. «Più avanti, ogni volta che ci incontravamo veniva naturale parlarne. Quest’idea del capitalismo con due facceè diventata centrale: una parte che cerca di decorare la sua brutalità, e l’altra che crede che i soldi siano tutto». E questi due aspetti, che la Swinton regala nel doppio ruolo di due sorelle a capo dell’azienda, si vedono all’opera con New York sullo sfondo, contrapposta al paradiso naturale della Corea.

 

Articolo pubblicato su GQITALIA.it

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