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Nel nuovo film del regista russo di Leviathan, genitori così occupati con se stessi da dimenticare di avere un figlio. Lei attaccata al cellulare, come in trance. E il bambino? Che fine ha fatto il bambino?

Una coppia sta divorziando nel peggiore dei modi: litiga in modo feroce e convive sotto lo stesso tetto, in attesa di vendere la propria casa. È il figlio dodicenne a farne le spese, si nasconde dietro la porta della cucina e ascolta – non visto – le cose più terribili che si dicono i suoi genitori, e che fanno male soprattutto a lui.

A pochi minuti dall’inizio, e con una scena molto potente che mostra proprio la sua disperazione, il quadro è completo: il titolo del film, Loveless, “senza amore” (Nelyubov quello originale) si riferisce a tutti i protagonisti del nuovo film del regista russo di Leviathan, Andrey Zvyaginstev, che a Cannes corre di nuovo per la Palma d’Oro.

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Il regista di Loveless Andrey Zvyaginstev a Cannes con i protagonisti, Alexey Rozin e Maryana Spivak.

«Con i miei produttori parlavamo di che film girare, avevamo molte sceneggiature pronte», racconta. «Poi ho sentito questa storia di una coppia che stava divorziando e il cui bambino è sparito all’improvviso, e non abbiamo avuto dubbi sul trasformarlo subito in una sceneggiatura».

Alexey Rozin e Maryana Spivak incarnano due genitori così occupati con se stessi da dimenticare di avere un figlio. Zhenya è attaccata al cellulare, ed è molto impegnata a postare, chattare, fare selfie. È come in trance, e racconta molto bene un universo di persone che non sono più in contatto con quello che hanno davanti agli occhi. «È difficile dire se sono una madre che ama o meno il figlio, perché non è detto che si pensi davvero ciò che si dice, le cose sono più sottili e complesse di come sembrano», commenta la Spivak.

Per Rozin questo è il terzo film col regista, «però prima si era trattato di una serie: è diverso dall’affrontare un film. Stavolta ho sentito di più la forza direttoriale di Andrey, è un uomo educato che sa esattamente dove portarti».

La storia è ambientata in Russia ma i dialoghi – quelli che raccontano “terrificanti” verità sono per lo più in bocca alla madre – trascendono i confini geografici. Ogni tanto qualche elemento del film riporta al paese d’origine, come i luoghi.

Il produttore Alexander Rodnyansky ha lavorato a tutti gli aspetti pratici più delicati, facendo costruire esattamente i tre appartamenti che Zvyaginstev aveva in mente per raccontare la sua storia. Il primo è quello della ex coppia, gli altri sono le dimore delle nuove relazioni che i due protagonisti hanno già in corso.

Poi ci sono i monumentali e fatiscenti edifici abbandonati in mezzo alla natura. «Volevo posti in cui ci fossero ancora alberi vivi intorno, hanno trovato un teatro e una sala da banchetti in cui c’erano ancora i resti di un matrimonio del 2007».

Poi ci sono le immagini di frammenti di notiziari che scorrono in tv, che raccontano lo stesso fenomeno distruttivo che stanno vivendo i protagonisti. «Quelle immagini ci servono a combinare la vita in Russia con quella dei protagonisti. Ma è tutto un po’ metafisico, la perdita di qualcosa di fondamentale nella nostra vita resta il tema centrale del film», dice Zvyagintsev.

Anche l’associazione di volontari che aiuta i genitori nella ricerca del figlio scomparso è un elemento autoctono, oltre a un contraltare al tema della mancanza d’amore di cui sono vittime i protagonisti. «Per rendere tutto credibile abbiamo lavorato davvero con un’associazione molto nota in Russia, i cui volontari dedicano molto del loro tempo per ritrovare bambini scomparsi. Hanno molto successo nel paese, risolvono otto casi su dieci».

Col procedere del film lo spettatore è sempre meno interessato al futuro delle due nuove coppie e sempre più apprensivo verso il ritrovamento del bambino. Il bellissimo finale riporta alle immagini con cui apre il film, e sorprende per l’ultimo dettaglio mostrato.

Loveless sarà distribuito in Italia il prossimo autunno da Academy Two.

Articolo pubblicato da GQItalia.it

© Riproduzione riservata 

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