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Adriana Ugarte, 31 anni, attrice. Per Pedro Almodovar è Julieta, nel film in concorso all’ultimo festival di Cannes (courtesy levante-emv.com).

«Ricordo ancora il giorno in cui l’ho guardato negli occhi e gli ho detto: “Non voglio più libri e film da studiare, prendimi per mano e andiamo all’inferno insieme”. In quel momento abbiamo iniziato a sentire la stessa musica, è stato straordinario». Da queste parole si intuisce che Pedro Almodovar le ha cambiato la vita, scegliendola per il suo riuscitissimo film, Julieta, passato in concorso all’ultimo festival di Cannes e ora nelle nostre sale. Ha due occhi grandi color nocciola che sorridono, Adriana Ugarte. Indossa un abito di chiffon color panna con disegnini rossi e il tono della sua voce è morbido e avvolgente. Nata a Madrid 31 anni fa, una ventina di produzioni all’attivo tra cinema e tv, ha dimostrato da subito di avere stoffa per il mestiere di attrice. Col primo cortometraggio Mala espina, le sono arrivati tanti riconoscimenti, e col primo film, Cabeza de Perro, la candidatura ai Goya, gli Oscar spagnoli. Julieta è la storia di una madre tra i 25 e 40 anni, e di sua figlia Antia. E visto che Almodovar non ama invecchiare artificialmente le sue attrici col trucco, si è preso il rischio di affidare lo stesso personaggio (la madre del titolo) a due donne, Adriana nella sua parte giovane, ed Emma Suarez in quella più matura.

«Abbiamo lavorato separatamente, poi quando abbiamo scoperto di avere lo stesso personaggio ci siamo telefonate per incontrarci e scoprire insieme chi era questa donna. Quando poi abbiamo incontrato Pedro abbiamo capito che lui è davvero la mente che sta dietro a tutto: ci ha portate nello stesso luogo di dolore e di comprensione attraverso strade diverse».

Una strada che Adriana ha affrontato con un’attitudine tutta sua. «Prima di girare mi aveva chiesto di vedere un film tedesco chiamato Phoenix, ma io non l’ho fatto. Un mese dopo la fine delle riprese sono andata al cinema con i miei genitori e mi sono innamorata dell’attrice, guardandola avevo sentito Julieta. Sono tornata a casa e ho cercato qualcosa in rete, solo allora ho realizzato che si trattava del film di cui mi aveva parlato Almodovar!».

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L’attrice spagnola con Almodovar sul red carpet a Cannes.

A scatenare la tragedia nella storia del regista spagnolo più amato al mondo è una governante che rivela alla figlia che la morte di suo padre è dovuta a una lite avuta con la madre, motivo per cui la ragazza sparirà da casa per sempre. «Se ho mai incontrato una persona cattiva in vita mia? Certo, ma la cosa importante è conoscere la parte crudele che tutti abbiamo dentro di noi. Siamo esseri complessi, e nella vita dobbiamo ringraziare anche chi è stato crudele con noi e ci ha detto cose tremende. Fanno male, ma servono a svegliarci».

Articolo pubblicato su D La repubblica il 6 giugno 2016

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