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Matthias Schoenaerts, attore belga, 37 anni, è l'uomo della prossima stagione cinematografica (courtesy thefasionisto.com).

Matthias Schoenaerts, attore belga, 37 anni, è l’uomo della prossima stagione cinematografica (courtesy thefasionisto.com).

Per i suoi ruoli più riusciti ha gonfiato i muscoli, tirato di boxe e non ha dormito per settimane. Ora Matthias Schoenaerts arriva al cinema con un film in costume che parla di sentimenti. “Così posso dimostrare anch’io che ho un lato femminile”, racconta a Grazia. 

«Se ami qualcosa o qualcuno, non puoi avere paura dei tuoi sentimenti». Conoscevo l’attore belga Matthias Schoenaerts, 37 anni, per i suoi ruoli da duro, oltre che per i suoi occhi ammalianti. Stavolta questo nuovo sex symbol del cinema internazionale mi sorprende mostrando il suo lato riflessivo. Rispetto all’ultima volta in cui l’ho incontrato, mi sembra molto più alto. Qualche anno fa, nel film Bullhead, era una specie di Minotauro che si iniettava cocktail di ormoni. In Un sapore di ruggine e ossa, il film di Jacques Audiard che gli ha regalato la notorietà internazionale, era un pugile. Adesso, invece, arriva al cinema accanto a Kate Winslet nel Le regole del caos (nelle sale), delicato film in costume ambientato ai tempi del Re Sole e diretto da Alan Rickman: «È una storia di passione, che va dritta al cuore», mi dice, anticipandomi che, prossimamente, lo vedremo cambiare parecchio sul grande schermo. Matthias ha appena terminato le riprese di A Bigger Splash di Luca Guadagnino e di The Danish Girl di Tom Hooper, in autunno lo vedremo nel dramma vittoriano Via dalla pazza folla e in Maryland, il thriller con Diane Kruger presentato all’ultimo festival di Cannes.

Lei è un cocktail inusuale: da una parte c’è la sua fisicità, dall’altra questa sua inaspettata vena sensibile. Come ci si trova, dentro?
«Il fisico dipende solo dalla boxe che ho fatto da ragazzo, ma ho un lato femminile sviluppato perché sono stato cresciuto da mia madre e mia nonna».

Che cosa ha imparato da loro?
«Tutto. E francamente non capisco perché gli uomini tendano sempre a ridimensionare il valore delle donne. È strano, perché ogni figlio ha una madre e diventare uomo significa avere la consapevolezza della sua importanza nella tua vita».

Lei ha lavorato con tante donne: Marion Cotillard, Kate Winslet, Tilda Swinton e Carey Mulligan. Che cosa hanno in comune le grandi dive di oggi?
«La generosità. Sono donne che cercano sempre la verità. E per me questo è un aspetto che conta più del fatto che, come attrici, piacciano o meno».

Le donne belle la mettono in soggezione?
«Non sono un tipo facile da intimidire. Credo potrebbe riuscirci solo l’ex pugile Mike Tyson, il mio idolo».

Lei è reduce dal successo a Cannes del film Maryland. Se lo aspettava?
«Prima di girare ero terrorizzato: avevo poche settimane per entrare nella parte di un soldato affetto da stress post-traumatico e ho pensato di rinunciare».

Invece?
«Non riuscivo a dormire dalla paura. Poi ho pensato che l’insonnia, invece di essere un problema, poteva diventare la soluzione. Per nove settimane ho riposato solo tre ore a notte: si diventa un po’ matti, aggressivi, ma i sensi lavorano al 400 per cento. Vedevo e sentivo cose che normalmente non percepisco. Esattamente come il mio personaggio».

Diane Kruger e Matthias Schoenaerts al festival di Cannes per

Diane Kruger e Matthias Schoenaerts al festival di Cannes per “Maryland” (Disorder) , in competizione nella sezione Un Certain Regard (courtesy reuters.com).

Anche per Bullhead, il film che l’ha lanciata, aveva cambiato faccia e fisico.
«In quel caso ho avuto tutto il tempo per prepararmi. Per un anno e mezzo ho mangiato, dormito e vissuto solo pensando al film».

Eppure ha dichiarato che, da giovane, non voleva diventare un attore. Perché?
«Adoro interpretare qualcun altro, ma se mi chiede che cosa significa “essere un attore”, ancora non so che cosa rispondere. È un concetto astratto».

Però viene considerato un attore sex symbol.
«Odio quando vogliono farmi sembrare il bello di turno: se lavoro, preferisco essere brutto».

Le regole del caos con Kate Winslet è una storia d’amore. E così anche Via dalla pazza folla. È passato al genere romantico?
«Sono film che parlano di bisogno d’amore o di impossibilità di amare. Ma questo sentimento non va confuso con il semplice romanticismo, perché è molto più complesso e abbraccia temi come lealtà, amicizia, coraggio. Alla fine, ogni storia è una storia d’amore».

Ha dichiarato di voler girare i film come il pittore Jackson Pollock dipingeva le sue tele. Che cosa intendeva?
«Voglio lavorare con l’intuizione. Scegliere qualcosa perché istintivamente mi piace e, solo dopo, cercare di capire perché. Mettiamola così: ci sono artisti dotati di molto controllo, io vorrei perderlo».

È vero che da ragazzo dipingeva?
«Ero un graffitaro: ho dipinto autobus e treni. Oggi la street art è la mia forma di meditazione. Sono spesso tra la gente, a volte ho bisogno di stare da solo. E allora infilo le cuffie, metto un po’ di musica e penso solo: “Datemi un muro da dipingere!”».

Tante star del cinema sono vere primedonne. Magari pretendono di scegliere le attrici da mettersi accanto, in un film. Diventerà così anche lei?
«A volte capita anche a me di avere un’idea su chi vorrei trovare sul set, credo sia normale. Ma non credo che cambierò».

È per questo che non vive a Hollywood, ma ad Anversa, in Belgio? «Mi piace viaggiare, ma il mondo è diventato così piccolo: perché devo vivere a Los Angeles se posso arrivarci, quando serve, in dieci ore di volo? Il Belgio è casa mia, non vedo il motivo di andarmene».

Ha paura di perdere il suo equilibrio?
«Ho bisogno di concentrarmi sul presente. Ora sono qui a parlare con lei e non penso né a ieri, né a domani. È un modo di vivere che mi semplifica l’esistenza».

L’intervista è finita. E saluto Matias con la certezza che nel mondo del cinema, anche se lui non ci pensa, il domani è già un po’ suo.

Pubblicato si Grazia del 9/6/2015

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