Tag

, , , , , , , , , , ,

 

Scaled Image.jpg

L’attrice e modella Cara Delevingne, 24 anni (courtesy of Grazia Italia).

Chi sono io? Chi sto cercando di essere? Non me stessa, chiunque ma non me stessa…”. Parole che colpiscono, quelle di Cara Delevingne, specie se affiancate a dichiarazioni altrettanto forti, come l’ammissione di aver sofferto di depressione e di aver voluto diventare modella per cercare una scappatoia a questa gabbia. Ma facciamo un passo indietro. A 17 anni questa londinese cresciuta nel quartiere di Belgravia abbandona la scuola e firma un contratto con la Storm Management, e di colpo è catapultata nel mondo delle campagne pubblicitarie. Tutti la vogliono, da Burberry a Victoria’s Secret, da Mango a Fendi a sua maestà Karl Lagerfeld, che le fa aprire la sfilata di Chanel a Parigi. Non bastasse, Tom Ford la mette nuda tra le orchidee per il suo profumo, Black Orchid. Riceve due volte il titolo di modella dell’anno ai British fashion Awards, Forbes la indica come la seconda modella più pagata al mondo (a pari merito con la Lima), con nove milioni di dollari l’anno. Ma questo non cambia il suo stato interiore, finchè l’anno scorso annuncia al Time di volersi ritirare dalle passerelle, a soli 23 anni, per dedicarsi alla recitazione. Motivazione ufficiale, un tale stress che le ha probabilmente provocato la psoriasi. Quelle di cui sopra sono le parole che ha usato per descrivere il proprio stato d’animo dal microfono di Women in the World Summit, davanti a un Rupert Everett maestro di cerimonie. Non un caso, forse, che abbia condiviso proprio con lui una confessione a cuore aperto. Se Everett è un discendente della famiglia degli Stuart, infatti, Cara proviene da parte di madre dai baroni Faudel-Phillips; e come Rupert, Cara ha fatto outing l’anno scorso, raccontando a tutto il mondo di essere innamorata della musicista Usa Anna Clark, nota come St. Vincent. Alta, magra, con quelle sopracciglia importanti che sono un marchio di fabbrica, è cresciuta in una famiglia privilegiata ma tutt’altro che perfetta. La madre, Pandora, sta scrivendo un libro di memorie sulla sua dipendenza dall’eroina, e per madrina ha Joan Collins, mentre il padre è un uomo di successo nel campo immobiliare. Cara suona la batteria e canta, e il cinema è sempre stato il suo vero amore, ma per essere credibile in una nuova veste ha dovuto lottare, e parecchio. L’abbiamo vista in Anna Karenina di Joe Wright accanto a Keira Kniegtly, in London Fields con Johnny Depp e Amber Heard. E in Tulip fever condivideva il set nientemeno che con Judi Dench e Christoph Waltz. E considerato che in Suicide Squad sarà insieme a Jared Leto e Will Smith, nelle sale dal 18 agosto, possiamo affermare con cognizione di causa che Cara è una di quelle modelle a cui la transizione ad attrice è riuscita per davvero, come a Charlize Theron. O come ha detto un celebre critico di Variety, a giudicare dal suo lavoro, Cara è una arrivata sulla scena per restarci, considerato anche che il suo prossimo ruolo è nella science-fiction di Luc Besson, Valerian. Intanto possiamo godercela in Suicide Squad, il cui racconto si basa sui personaggi della DC Comics. Nel film lei è l’Incantatrice e fa parte di una banda di super cattivi a cui viene fornito il più nutrito arsenale immaginabile dal governo, il tutto per sconfiggere un’entità sconosciuta. Quando scopriranno il vero motivo per cui sono stati scelti si troveranno a dover decidere se combattere ancora insieme o se fare ognuno per sé.

L’Incantatrice è un antico essere malvagio che si risveglia nell’esploratrice June Moone dopo un lungo periodo di prigionia. Come si è preparata a questo ruolo? «Sono una donna cattiva e contorta che fa saltare in aria i corpi, e li fa a pezzi… Mi ci sono preparata immaginando silenziosamente modi per uccidere i miei amici (ride, ndr), a quanto pare funziona!».

Lei sarà una strega. «Il mio personaggio è fuori dal mondo, o almeno da questo mondo. Ma la genialità di David Ayer (che ha scritto e diretto il film, ndr) è stata rendere tutto molto radicato e reale, ha voluto che incarnassi una persona potente, quasi prepotente, di cui sfugge sempre un pezzo. Si scoprirà che si tratta di una donna ferita e molto vulnerabile, ed è questo aspetto che la rende umana e con cui tutti potranno relazionarsi».

 Non è facile avere bei ruoli al cinema, specie agli inizi, come ha reagito quando David Ayer l’ha scelta? «L’ho incontrato due anni fa e mi ha solo dato la sua visione generale del personaggio, attraverso immagini che aveva trovato in rete. Tutto il progetto era segretissimo, ha scatenato la mia immaginazione, dal momento in cui mi ha parlato dell’Incantatrice e del mondo etereo di cui fa parte ho detto subito di sì. Più avanti ci siamo parlati ancora al telefono, mi ha chiesto pareri sulla salute mentale, un argomento che mi interessa molto».

Lei ha sorpreso molte persone, l’anno scorso, annunciando di abbandonare le passerelle… «Eppure quello di fare la modella non è mai stato il mio sogno, a quattro anni volevo già recitare, ho sempre preferito essere un’altra, sin da bambina. C’è stato un momento della mia vita in cui ho letteralmente vissuto attraverso la macchina fotografica, e il problema è che quello è un mondo in cui vieni usata: ti spremono come un limone, poi ti buttano via per la prossima che arriva. Quel lavoro stava uccidendo la mia anima, ho iniziato a farlo per sfuggire alla depressione di cui ho sofferto sin da ragazzina».

Lo stress le ha causato una forte psoriasi, ha dichiarato anche di essere arrivata a odiare il suo corpo, e a sperare che qualcuno arrivasse da fuori a fermarla, perché lei non ci riusciva… «È stata Kate Moss a farlo. Sapendo a che pressione siamo sottoposte, vivendo sempre per soddisfare le aspettative altrui, mi ha consigliato di rallentare. Così mi sono dedicata allo yoga e al rilassamento, mi sono ricaricata per il passo successivo: fare quello che volevo davvero della mia vita».

Ci sono attrici che arrivano dal mondo della moda che si lamentano dei ruoli che vengono offerti loro come attrici, poco credibili. «Anche a me hanno chiesto di interpretare la modella svedese o inglese, che muore sempre, o la ragazza scema, come in American Pie 27, con scene di sesso gratuite. Non sa quante volte sono andata in crisi declinando ruoli, perché tutto quello che volevo fare era recitare… Ma ho capito che la mia dignità era più importante anche di questo».

Qual è la cosa che oggi trova più sfidante di questo lavoro? «Imparare a tenere fuori dal set le distrazioni della mia vita. Ed essere innamorata aiuta, quando lo sei stai con quella persona come se nella stanza non ci fosse nessun altro. Recitare è un po’ lo stesso, quando guardi in faccia un altro attore non deve esistere nient’altro».

Il suo primo ruolo è stato in Anna Karenina, quattro anni fa: come lo ricorda? «Ho passato ore tra trucco e capelli, per girare una grande scena, ero così nervosa… Poi è arrivato il regista e mi ha detto “Smettila di fare la modella, e smettila di cercare di sembrare bella!”. È successo qualcosa dentro di me».

Ha superato la paura di essere incasellata e poco credibile? «La gente può incasellarmi in qualsiasi modo, come modella e com quello che vuole. Ma se semplicemente vado avanti e faccio le cose al meglio, cosa che spero succeda, so di poter dimostrare di valere molto».

Suicide Squad è uno di quei film che si girano in gruppo, com’è andata con i colleghi? «Abbiamo avuto un mese di prove, prima di girare. È stato molto divertente perché fuori dal set ci scatenavamo come bambini. È ovvio che noi non siamo i personaggi che interpretiamo, ma in qualche modo incontrandoci ci trasformavamo in ragazzacci pestiferi. Ha presente quando a scuola ci si sedeva in fondo al pullman, a cantare a squarciagola? Eravamo così. Ma una volta sul set la situazione cambiava al volo, volevamo tutti rendere al meglio quando arrivava David».

 

Ha una scena preferita? «Direi quando ho incontrato me stessa la prima volta, nell’essenza, ovvero quando June incontra per la prima volta l’Incantatrice.  Ho recitato le due parti in due giorni diversi, proprio per costruire il momento in cui i due personaggi arrivano a incontrarsi vis a vis».

Nel film ha un look straordinario, ha collaborato con la costume designer Kate Hawley nel costruirlo? «Il dipartimento che si è occupato di trucco e costumi era così straordinario che sarei stata ridicola a pensare di dare un contributo! Da parte mia ho sentito che creare il personaggio, e giocare sulla sua fisicità e l’accento, era abbastanza».

Prima parlava di essere innamorata, è stata coraggiosa quando ha dichiarato di essere legata alla musicista Annie Clark, nota ai fans come St. Vincent«A un certo punto è meglio rivelarsi per chi si è davvero, e la mia sessualità non una fase passeggera, come qualcuno pensa».

Il prossimo anno ha vari film in uscita, ma davvero non la vedremo più in passerella? «Farò ancora la modella, ma in modo molto selettivo. Adoro dire di no, e finora non lo avevo fatto. Questo mi ha rubato molta salute e felicità, e non riaccadrà mai più».

Ha quattro milioni di follower su Twitter e 20 su Instagram: cosa consiglia alle ragazze che vogliono fare le modelle? «Perché non sognare alla grande, per esempio di diventare delle politiche di successo? Scherzi a parte, il mio consiglio è: qualsiasi cosa vogliate fare, state bene con voi stesse, perché con voi stesse ci dovrete stare un bel po’ di tempo».

Articolo uscito sul n. 33 di Grazia

© Riproduzione riservata

 

 

 

 

Annunci