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Cristiana Allievi

~ Interviste illuminanti

Cristiana Allievi

Archivi tag: Claudio Santamaria

Denti da squalo, perché vedere questo film

05 lunedì Giu 2023

Posted by Cristiana Allievi in Attulità, cinema, Cultura

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Tag

attualità, cinema, Claudio Santamaria, davidegentile, Denti da squalo, interviste illuminanti, Regia, registi, Squalo, Wired

di Cristiana Allievi

È UN BUON ESORDIO ALLA REGIA, QUELLO DI DAVIDE GENTILE. IN QUESTO ARTICOLO PER WIRED SPIEGO IL PERCHÉ

.

Se uno dei protagonisti della storia che racconterai è uno squalo, hai più di un problema da affrontare in partenza. Per esempio, come farlo incontrare con il suo coprotagonista, un bambino di 13 anni di nome Walter, senza che quest’ultimo diventi prelibato cibo per predatori. Ma anche come far muovere agevolmente il grosso pesce in un habitat naturale mentre funge da coscienza per il suo coprotagonista, e che quindi deve avere lo spazio e il tempo per osservarlo. Questa ricerca ha segnato l’esordio alla regia di Davide Gentile, classe 1985, che fino a qui si era misurato con cortometraggi e pochissimi attori, non potenzialmente voraci come quello che incontriamo in Denti da squalo.

Walter è un bambino introverso che ha perso suo padre da poco e vive con la madre, con cui cerca di riappacificarsi mentre tenta di guarire anche il trauma della perdita.

La prima inquadratura del film lo vede sulla spiaggia (con un veloce passaggio sul vero padre del protagonista, Tiziano Menichelli, e poco dopo sul vero padre del regista, Enzo Gentile, intento a leggere il giornale). Poi si vedono la casa di Walter, lui che si cambia e che sfreccia con la sua bicicletta nella macchia del litorale romano. Arriva davanti a un cancello chiuso, passa attraverso un buco della recinzione e si ritrova in una villa. C’è una bella piscina sulla cui superficie galleggiano molte foglie, Walter si tuffa e quando si volta vede arrivare verso di sé la pinna di uno squalo.

Una lavorazione complessa

«La domanda che ci siamo fatti era come realizzarlo, abbiamo pensato di utilizzare un vero esemplare erbivoro, ma non me la sono sentita. Se ci fosse stato un incidente con il bambino sarebbe stato terribile, uno squalo vero non è controllabile, e forse non ci avrebbero nemmeno assicurati», racconta il regista. «Siamo passati all’idea di costruirlo con l’animatronica, ma non avrebbe funzionato. La soluzione vincente è stata mescolare le tecniche, lavorare in animatronics con la computer grafica. In Italia gli effetti speciali non sono mai stati fatti a quei livelli, e noi dovevamo lavorare come a Hollywood ma senza i loro mezzi.  Mi hanno proposto una casa di produzione molto piccola ed ero in apprensione, invece hanno lavorato molto bene, sapendo che il risultato avrebbe cambiato la loro carriera, oltre che la mia».

(continua…)

Puoi leggere l’integrale a questo link Wired.it

«Supereroe come noi», Claudio Santamaria

20 sabato Feb 2016

Posted by Cristiana Allievi in cinema, Senza categoria

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Tag

Brutti e cattivi, Claudio Santamaria, Cosimo Gomez, Cristiana Allievi, Enzo Ceccotti, Gabriele Mainetti, L'uomo Ragno, Lo chiamavano Jeeg Robot, Marvel

«I supereroi mi affascinano da quando sono un bambino. Tifavo per L’uomo Ragno perché l’ho sempre visto come un tipo alla mano, come potrei essere io.  Superman invece mi era antipatico. “Ma guarda questo, vola, vede attraverso i muri, va alla velocità della luce e con tutti questi super poteri non fa niente per salvarci, e questo solo perché il padre gli ha detto che non deve immischiarsi negli affari del mondo. Se li avessi io, i super poteri,  prenderei tutti i corrotti e gli indagati e li porterei su un isolotto a zappare la terra. Al loro posto chiamerei a Montecitorio persone oneste, gente che prende decisioni per la collettività». 

Per adesso l’attore romano, 41 anni, già in carriera con super registi come Bertolucci, Avati e Soldini (ma ha avuto una parte anche in Casino Royale) ed esperto di eroi  (ha prestato la voce a Christian Bale in tutti i suoi Batman), si deve accontentare di fare giustizia sul grande schermo nei panni di Enzo Ceccotti in Lo chiamavano Jeeg Robot, applauditissimo all’ultima Festa del cinema di Roma e nelle nostre sale dal 25 febbraio. Una vera novità per il cinema italiano: opera prima di Gabriele Mainetti, attore, regista e produttore che si era cimentato con i corti (l’ultimo, Tiger Boy del 2012, ha ottenuto diversi riconoscimenti in Italia e all’estero), è anche il primo film italiano ispirato al “genere Marvel” non imita il prodotto made in Usa e che può dirsi riuscito.

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Claudio Santamaria, 41 anni, veste i panni del primo supereroe  tutto italiano, nonostante il suo nome sia Jeeg Robot (courtesy of Comingsoon.it)

Un racconto originale che punta sul sentimento comune secondo cui tutti, sotto sotto, vorremmo credere che qualcuno veglia su di noi e ci protegge dai cattivi. «Un supereroe in effetti è una specie di divinità, incarna il bisogno che abbiamo di contatto col sovrumano. Ma quello che sospende l’incredulità dello spettatore è la storia d’amore, in cui i super poteri sono marginali. Il mio personaggio è come un uomo che vince alla lotteria e invece di pensare “adesso mi compro tutto”, decide di aiutare gli altri: ed è lì che diventa un super eroe». A cambiare la vita di Enzo, per cui Santamaria ha raggiunto 100 chili di peso e ha lavorato per ottenere una voce bassissima, «da periferia», è Alessia, fragile figlia di un boss della mala interpretata dell’attrice esordiente Ilenia Pastorelli. Al contrario di quanto succede in Spiderman, in cui il supereroe dice di aver troppo da fare per impegnarsi in un rapporto sentimentale, qui la protagonista femminile  sprona “Jeeg” a usare i suoi poteri per aiutare l’umanità. Sul fatto che si tratti di una novità per l’Italia, l’attore de l’Ultimo bacio, che ad aprile sarà sul set di Brutti e cattivi, opera prima dello scenografo Cosimo Gomez, non ha dubbi. «Il film parla di supereroi, e non avevamo questo tipo di cinematografia, da noi. Attingere all’immaginario Marvel e riempirlo di poesia è nelle nostre corde, per questo la gente ci si riconosce. Sono sicuro che ci sarà un prima e un dopo questo film…».

Articolo uscito su D La repubblica del 13 febbraio 2016

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

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