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CHE SIANO PRODIGIO O MOLTO FRAGILI, SONO UNA MERAVIGLIA. CE LO INSEGNA UN FILM DI CUI È PROTAGONISTA  LO SPLENDIDO JACOB TRAMBLEY, DI ANNI 11

 

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Jacob Trambley, 11 anni (courtesy BuzzFeed)

 È una certezza. Perché non c’è dubbio che a Natale ci farà piangere tutti, grandi e piccoli. In Wonder di Stephen Chbosky, il film delle feste di Rai Cinema con Leone Film Group nelle sale dal 21 dicembre, Jacob Trambley è Auggie. Un bambino speciale, una “meraviglia”, come suggerisce l’omonimo best seller del 2012 di R.J. Palacio da cui è tratto il film, nonostante la rara malattia che lo ha colpito sin dalla nascita sfigurandogli il volto. Riuscirà ad attraversare la scomodità dell’ingresso a scuola e a conquistare un posto nel mondo, oltre che nel cuore dei suoi compagni, grazie alla sua intelligenza brillante e alla gentilezza innata. Ma anche grazie a una mamma e un papà (Julia Roberts e Owen Wilson) che con la sorella (Izabela Vidovic) non smettono un minuto di amarlo e sostenerlo. Jacob, il bambino che sta dietro a questo personaggio, nonostante le protesi che indossa per questioni di copione, riesce a creare una forte empatia con lo spettatore. Del resto quando di anni ne aveva solo nove aveva già interpretato Jack, il figlio di Brie Larson in Room. Da lì in avanti ha girato un film dopo l’altro, tra cui Il libro di Henry con Naomi Watts e nientemeno che La mia vita con John F. Donovan, il prossimo film di Xavier Dolan che vedremo prossimamente. Insomma, ha solo 11 anni ma di fatto quella che incontriamo è già una (piccola) star.

 Cosa ci racconti del tuo personaggio, come descriveresti Auggie? «È un bambino con una faccia diversa da quella degli altri, a causa di una malattia che si chiama sindrome di Treacher Collins. Riceve un’istruzione a casa, finchè la mamma decide di mandarlo in una scuola pubblica e per lui inizia una grande avventura. Dovrà superare la vergogna e il bullismo, è una storia bellissima!».

Come ti sei preparato? «Ho incontrato alcuni bambini del SickKids Hospital di Toronto. E soprattutto sono andato due volte di fila al raduno annuale della Children’s Craniofacial Association, che si occupa delle famiglie con bambini affetti da quel tipo di malattia. Ci siamo divertiti, abbiamo mangiato cose buonissime e ho scattato alcune foto che ho radunato in un libro, insieme alle lettere che mi hanno scritto. Con questa esperienza ho compreso davvero che tutti i bambini sono normali, e vogliono essere trattati con gentilezza».

Cosa consiglieresti ad altri che incontrano qualcuno come Auggie, che è un po’ diverso dagli altri? «Suggerirei di non stare a fissarlo, è davvero scortese. E poi direi di non farsi influenzare e di essere amici di tutti».

Hai dovuto indossare protesi per il film? «Ogni giorno mi sottoponevo a due ore di lavoro per trasformare la mia faccia. Ma la cosa bella è che avevo un enorme iPad su cui ho guardato molti film».

Ad esempio? «La storia fantastica, parecchi lavori di Adam Sandler e Star Wars, sono patito della saga. Nella mia camera ho cinque grandi costruzioni di Star Wars fatte col Lego, un’altra mia passione, quando viaggio mi regalano sempre nuove scatole».

Da due anni lavori con le star del cinema, com’è andata con Julia Roberts e Owen Wilson? «Owen è molto divertente, ed è bravissimo. Julia è molto carina, e poi è sempre allegra! L’ho osservata con attenzione e credo di aver imparato molto da lei».

Avete cercato di creare una relazione madre-padre-figlio, per il film? «Ci siamo conosciuti prima ma non moltissimo, il mio lavoro con le protesi portava via parecchio tempo tutti i giorni».

La tua vita è cambiata da quando hai girato Room? «Moltissimo, faccio interviste, conosco tante persone nuove e viaggio spesso. Sono stato in Europa, Messico, Africa, Asia, il Giappone mi è piaciuto moltissimo per il cibo e per le piante fiorite».

 

(…continua)

Intervista pubblicata su F del 21 dicembre 2017 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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