Damien Dorsaz: «Vi racconto la donna che ha scoperto le linee di Nazca».
15 domenica Mar 2026
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11 mercoledì Mar 2026
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7 Corriere della sera, afghanistan, Berlinale, cinemapolitico, FESCAAAL, intervisteilluminanti, milano, No Good Men, registe, Shahrbanoo Sadat, Spazio Prada, womendirectors
Trentacinque anni, nata nella capitale iraniana Teheran, dove molti suoi connazionali si rifugiano per sfuggire al potere dei talebani, è al terzo film: «Volevo studiare Fisica ma ho sbagliato il test e sono finita alla facoltà di Cinema. Mi hanno espulso perché ho dato del razzista a un professore»
di Cristiana Allievi
Per Shahrbanoo Sadat il cinema non è mai stato una questione di mezzi, ma di necessità. Nata a Teheran, cresciuta tra esilio e ritorni, già premiata a Cannes con Wolf and Sheep e The Orphanage, Shahrbanoo Sadat è una delle voci più originali emerse all’ultima Berlinale. Una regista che ha dimostrato – prima ancora che con i riconoscimenti – che per fare cinema servono idee, prima che denaro.
Il suo terzo film doveva essere una commedia romantica. Poi, nel 2021, il ritorno dei talebani a Kabul ha cambiato tutto: Sadat ha lasciato l’Afghanistan e ha girato in Germania, trasformando il progetto in un’opera capace di mescolare registri diversi – storia d’amore, racconto politico, critica del patriarcato – con una libertà narrativa che le è valsa l’apertura della 76ª Berlinale.
Ma la vicenda personale della regista è forse ancora più sorprendente di quella raccontata sullo schermo. In No Good Men, di cui è anche sceneggiatrice e attrice, la protagonista Naru è l’unica camera woman della principale rete televisiva di Kabul, relegata dai colleghi uomini a incarichi marginali. Quando il cameraman di punta si ferisce, viene assegnata al giornalista più importante della redazione. L’inizio è difficile: lui non la considera all’altezza. Ma tra i due nascerà un legame inatteso, che smentirà il titolo del film e porterà lo spettatore a un finale sorprendente e toccante.

La regista Shahrbanoo Sadat sul set di No Good Men, film di apertura della 76° Berlinale, alla sua sinistra l’attore co protagonista, Anwar Hashimi (photo courtesy Virginie Surdej)
Come è riuscita a ricreare in uno studio in Germania l’Afganistan di No good men?
«Abbiamo trovato la location principale della televisione a Hoppegarten, nel Brandeburgo. È un archivio cinematografico tedesco costruito durante la Ddr, con un’architettura di impronta sovietica. Anche in Afghanistan abbiamo un’architettura sovietica, quindi quando ho visto quel luogo mi è sembrato davvero identico alla sede della radio e televisione nazionale afghana. Sono rimasta sorpresa, perché non me l’aspettavo. Una volta trovata quella sede, ho capito che era la location principale e intorno avrei potuto costruire tutto il resto».
(continua…)
L’intervista completa è disponibile su 7 – Corriere della Sera del 22 Febbraio
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26 lunedì Gen 2026
Posted in arte, Attulità, Cannes, cinema, Golden Globes, Oscar, Personaggi
13 martedì Gen 2026
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7 Corriere della sera, Daniel Bruhl, Gottifred Von Cramm, interviste illuminanti, Ruben Ostlund, Rush, The entertainment System

di Cristiana Allievi


Intervista pubblicata su 7 del Corriere della Sera del 9 gennaio 2026
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21 domenica Dic 2025
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16 martedì Dic 2025
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20 lunedì Ott 2025
10 mercoledì Set 2025
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7 Corriere della sera, Anders Thomas Jensen, Corriere tv, Doctor Strange, famiglia, Hannibal, interviste illuminanti, Mads Mikkelsen, Plaion Pictures, The last viking, Un altro giro, video intervista
di Cristiana Allievi
L’attore di Un altro giro ha portato alla Mostra del Cinema fuori concorso il film The Last Viking – Guasti di famiglia, il sesto della sua carriera girato con il connazionale regista Anders Thomas Jensen: «Conoscersi bene porta a migliorarsi, a osare e a capire fin dove ci si può spingere»

Alla sua indiscutibile bravura eravamo ormai abituati. Ma ora Mads Mikkelsen ci mostra più chiaramente l’equilibrio quasi miracoloso di cui è capace come attore interpretando un ruolo che fa del bilanciamento tra follia e sensibilità la chiave della riuscita del film. In The Last Viking – Guasti di famiglia di Anders Thomas Jensen, proiettato fuori concorso alla Mostra di Venezia (prossimamente nei nostri cinema con Plaion Pictures), è un uomo in difficoltà psicologica convinto di essere John Lennon. Se qualcuno che gli sta vicino dimentica questa convinzione e lo chiama con il suo vero nome, Manfred, lui istantaneamente si getta da un’auto in corsa o addirittura dalla finestra. Una condizione estrema che lo costringe a entrare e uscire dagli ospedali, finché il fratello minore Anker (Nikolaj Lie Kaas), appena uscito di prigione dopo quindici anni per rapina, non decide di riportarlo nella vecchia casa di famiglia – oggi trasformata in un bed & breakfast nella foresta – per scoprire dove Manfred ha nascosto la refurtiva che lui stesso gli aveva consegnato prima dell’arrivo della polizia. Questa la storia in breve. Il film però scava ben più a fondo della sua trama, mettendo in luce rapporti familiari complessi e pieni di zone oscure.
Jensen, maestro danese dello humour nero, orchestra ancora una volta un racconto in cui ironia e dolore si intrecciano. Qui mescola follia familiare, creatività fuori dagli schemi e il peso di adattarsi alle regole della vita. Mikkelsen, con occhiali e capelli a caschetto mossi, offre una performance struggente: un uomo sospeso fra l’amore infantile per i vichinghi, il legame con i fratelli e il desiderio impossibile di restare bambino. È un’interpretazione che porta lo spettatore a oscillare di continuo tra il riso e il pianto, arrivando a toccare le viscere.
(continua…)
Articolo per 7 Corriere della Sera e intervista video per Corriere TV
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22 venerdì Ago 2025
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7 Corriere della sera, Attrici, Cristiana Allievi, donne, Emma Mackey, HotMilk, interviste illuminanti, Mubi, registe
Nel film di Rebecca Lenkiewicz, Hot Milk, dal 22 agosto sulla piattaforma MUBI, l’attrice franco-britannica non ancora trentenne si confronta con un personaggio debole che «per quanto cerchi di ribellarsi o sbattere la porta, alla fine torna sempre dalla mamma malata e da lei viene risucchiata
di Cristiana Allievi

A 23 anni Emma Mackey si è fatta conoscere nei panni ribelli di Maeve, con capelli rosa e stile grunge in Sex Education – ruolo che le è valso un Bafta. Da lì la sua carriera è stata un crescendo di trasformazioni: assassina in Assassinio sul Nilo, Emily Brontë nell’omonimo biopic, fino a Barbie di Greta Gerwig. Oggi l’attrice franco-britannica – riservata e lontana dai social – torna protagonista con Hot Milk, presentato in anteprima mondiale alla Berlinale e dal 22 agosto su MUBI. E presto la vedremo in Alpha di Julia Ducournau (al cinema dal 18 settembre).

(continua…)
Intervista pubblicata su 7 Corriere della Sera
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21 lunedì Apr 2025
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