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L’attore Tom Schilling fotografato da Julian Hargreaves. 

Sullo schermo si trova nella peggiore delle posizioni. Nei panni di Kurt Barnert, è un pittore che si innamora appassionatamente di Elisabeth (Paula Beer) ma si ritrova contro il suocero (Sebastian Koch), che è un medico e anche un criminale . In Opera senza autore, del regista premio Oscar  Florian Henckel Von Donnersmarck, ha convinto pubblico e critica all’ultima Mostra di Venezia, e il film, basato su fatti realmente accaduti, sarà nelle sale dal 4 ottobre.Per fortuna nella vita vera l’attore di Oh Boy, un caffè a Berlino, 36  anni e una faccia che assomiglia ad Alain Delon da giovane, e felicemente legato a Annie Mosebach, con cui ha tre figli.

Un film di tre ore da protagonista, come si è preparato? «Scelgo pochi lavori perché ci metto molto a calarmi in un personaggio, e sono il mio critico più acerrimo. Ho passato molto tempo all’Università a parlare con un insegnante di pittura, e poi in studio con Andreas Schon, l’artista di cui si vedono i dipinti nel film. Per anni è stato assistente di Gerard Richter, l’ispiratore del film e il pittore contemporaneo più quotato del momento».

Una storia d’amore, un dramma che attraversa ben tre epoche di storia tedesca. «Da attore preferisco le trame difficili, dal tempo dei greci la tragedia è più attraente della commedia, fa riflettere di più».

La felicità non ci fa bene? «Sì, ma il desiderio di raggiungerla è un motore importantissimo: se mi dessero una pillola che mi rende sempre felice non la prenderei».

Cosa farebbe davanti a un suocero mostruoso? «Il mio personaggio è un po’ come Gesù, porge l’altra guancia. Ma è anche molto focalizzato, ha un dono: trasforma ogni umiliazione in arte. Per questo è così forte».

(…continua)

Intervista pubblicata su Grazia n. 42 del 4/10/2018 

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