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L’attrice Svedese Noomi Rapace, 37 anni (courtesy Pinterest)

«Quando ero ragazza giocavo solo con i maschi. Poi a 13 anni mi sono infuriata quando ho capito che mi guardavano con un occhio più sessuale. Allora ho preso una decisione: “sarò io quella al comando, mi amerete ma non mi avrete mai…”». Noomi Rapace è un incrocio fra ghiaccio e fuoco, e questo la rende una donna unica nel suo genere, prima che un’artista fuori dai canoni. Figlia di un’attrice svedese e di un cantante di flamenco gitano, il suo carattere mascolino venato di una forte femminilità è un cocktail esplosivo che l’ha resa l’attrice svedese più famosa del mondo dai tempi della Bergman. 37 anni, nata a Hudiksvall, nel nord della Svezia, a sette era già sul set del primo film. La fama mondiale arriva nel 2009, grazie al ruolo di Lisbeth Salander, l’hacker geniale e violenta protagonista degli adattamenti cinematografici della trilogia Millennium, scritta dallo svedese Stieg Larsson.

Oggi vive a Londra, con il figlio Lev avuto dal primo marito, Ola Rapace. E tanto quanto si concede completamente sul set, nella vita reale è riservatissima: da quando si è seprata dal campione di kickboxing Sanny Dahlbeck, due anni fa, non si sa praticamente nulla delle sue relazioni sentimentali. Il futuro lavorativo, invece, la vede impegnata in film importanti, come Bright di David Ayer, con Will Smith e Joel Edgerton, e soprattutto Stockholm, accanto a Ethan Hawke. Nel 2018 interpreterà Ferrari di Michael Mann, in cui è Linda, moglie del fondatore della casa automobilistica. Ma già in questi giorni affronta una grande sfida: interpretare le sette sorelle di Seven Sister, presentato al Torino Film Festival. Siamo nel 2073, in Cina, sotto un regime che costringe le famiglie ad avere un solo figlio e a ibernare quelli in più. L’amore di un nonno (Willem Defoe), però, potrebbe costituire un’eccezione. Quando la figlia muore di parto dando alla luce sette gemelle, lui decide di nasconderle escogitando un modo geniale per salvarle tutte: usciranno a turno, una volta alla settimana, fingendo di essere la stessa persona. Le donne sono tutte interpretate da Noomi Rapace.

Come è riuscita a calarsi in sette personalità differenti? «È stata un’esperienza molto fuori dall’ordinario. Per un lungo periodo ho vissuto in una realtà parallela, non sono mai uscita di sera, non ho visto nessuno, dentro di me non c’era spazio per nient’altro che non fossero queste sette donne. Mi venivano a prendere all’alba, e prima ancora andavo in palestra. Dopo questa interpretazione ho rifiutato molti film, ho avuto bisogno di un lungo stacco».

Era completamente sola, sul set? «Per due mesi e mezzo sì. Poi mi ha raggiunta Willem ed è stato un sogno. Ricordo di essere scoppiata a piangere, mi ha fatto molto effetto avere qualcuno vicino».

Interpreta spesso donne difficili, che tengono tutto dentro. «Il mio temperamento è caldo ma ho imparato a controllare le emozioni, perché nella cultura svedese non sono apprezzate, si aspettano che non mostri troppo di te. Ho dovuto imparare a controllarmi, ed è diventato un lavoro».

Però dopo aver interpretato la Lisbeth di Millennium ha dichiarato di essere stata male. «Finite le riprese sono corsa in bagno a vomitare, il mio corpo l’ha letteralmente rigettata. È stato come un esorcismo».

In Seven sister cambia identità, intenzione e look in modo sorprendente. Riesce ad essere sofisticata e ambiziosa, new age, atletica, sensibile, un maschiaccio e molto altro ancora. «Sono tutte parti di me, e quando l’ho riconosciuto il lavoro è diventato più semplice. Per anni ho praticato boxe e arti marziali, era la mia parte combattente, ma sono stata anche una punk, i piercing di Lisbeth erano i miei. E poi c’è una parte di me che sembra fredda ed egoista, ce n’è una selvaggia, insieme a quella sexy e più femminile».

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L’intervista integrale è pubblicata su Grazia del 30/11/2017 

© Riproduzione riservata

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