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Ilona Staller in Porno & libertà di Carmine Amoroso

C’era la cultura psichedelica. C’era il rock. C’era l’opposizione violenta del terrorismo. E poi c’era una specie di scossa fortissima, quella del porno. Da una prospettiva mai raccontata prima, attraverso pionieri del cinema erotico made in Italy come Lasse Braun (alias Alberto Ferro), Judith Malina, Helena Velena e molti altri, il regista Carmine Amoroso ci racconta il fremito degli anni Settanta nel nostro paese. Nel suo Porno e libertà (Porn to be free il titolo internazionale), presentato in anteprima al Biografilm Festival e in tutte le sale dal 24 giugno, racconta la forza propulsiva di quella che è stata un’energia nuova e sconvolgente. Tutto è iniziato nel 2011, incontrando lo scomparso Riccardo Schicchi. «È stato come trovarmi davanti a Topolino», ricorda Amoroso. «Schicchi è un mito per la generazione degli anni Sessanta. Dopo i suoi reportage dall’Afganistan per Epoca pian piano il suo interesse si è spostato sul corpo femminile e sull’erotismo. Con i suoi film e i suoi scatti ha creato un immaginario porno che ha permeato due generazioni. Riccardo incarna bene quella controcultura che ha usato il porno come mezzo per passare tante istanze, soprattutto politiche».

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Una foto di Riccardo Schicchi in Porno & libertà

Le meravigliose immagini di repertorio al Parco Lambro, Mario Mieli che urla “battere e combattere”, le parole di Giuliana Gamba, prima regista donna a luci rosse, ci ricordano che l’Italia ha avuto la sua Woodstook. «Gli americani si vendono molto bene, ma anche qui abbiamo avuto i nostri Barry Flynn. Anzi, è stato Lasse Braun, alias Alberto Ferro, che in pochi sanno essere italiano, a portare il porno negli Usa». L’eccesso come carica propulsiva, quindi, come mezzo per accedere a una dimensione più profonda delle cose: tutti aspetti che si sono persi per strada, parlando del porno contemporaneo. «Non sono un esperto di pornografia né voglio diventarlo, ma oggi manca una concettualizzazione. L’industria è molto cambiata, è legata a forme mentali di perversione. Su YouPorn trovi vari frammenti che le rappresentano». Di finanziamenti per il suo film, nemmeno l’ombra. «Al Ministero una signora mi ha riso in faccia, e solo per l’uso della parola “porno” non sono riuscito ad avere spezzoni di certi film. Evidentemente manca ancora una riflessione approfondita su quel periodo».

articolo pubblicato su D La Repubblica del 25 giugno 2016

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