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L’infanzia traumatica in Sudafrica e la rivincita come attrice e anche come musa di Dior. La scelta di adottare due bambini, da single, e la fine della relazione con Sean Penn. Charlize Theron parla dei momenti che hanno segnato di più la sua vita. e ora, che al cinema è una regina cattiva, qui spiega come sia riuscita a diventare una donna forte affrontando proprio le sue paure.

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Charlize Theron, 40 anni, attrice australiana naturalizzata americana (courtesy moviepalyer.it)

«Vuol sapere una cosa buona che ha fatto mia madre, tra le altre? Non si è mai focalizzata sulla mia bellezza. Non ha mai detto frasi come “che schianto, mia figlia”. Questo non significa che se uscivamo insieme e indossavo un bel vestito non lo faceva notare, ma non mi ha mai limitata al mio aspetto estetico, quello non è mai stato tutto il mio mondo». Per Charlize Theron la bellezza è stato un dono difficile da gestire, non è un caso che, nella su carriera cinematografica più matura, abbia sempre cercato di imbruttirsi.

 

Si presenta all’intervista in minigonna e sandali stringati neri, con una camicia trasparente color caramello e i capelli biondo miele raccolti dietro la nuca. La scruto per rintracciare segni di normalità sul suo viso, ma nemmeno il jet leg può qualcosa contro una bellezza da togliere il fiato. Si era già capito 21 anni fa che si trattava di una specie aliena, quando  la sua microgonna  restava impigliata nella sedia scoprendole un fondoschiena perfetto, nello spot Martini. Eppure l’attrice e produttrice di 40 anni, naturalizzata americana, è cresciuta nella fattoria di famiglia a Benoni, a 20 chilometri da Johannesburg e ad anni luce dall’idea di diventare una star. Il clima che ha avvolto la sua infanzia non è stato dei più facili, tra l’isolamento dell’apartheid, la povertà e una calamità chiamata Aids. «Dovrei andare in terapia solo per parlare della relazione che ho con la mia terra d’origine», dice, «mi ha influenzata molto più di quanto non abbia mai ammesso in passato. È stato solo crescendo che ho iniziato a realizzare che avevo un sacco di rabbia dentro, per tutta quella inutile sofferenza…». E i fattori sociali sono solo un contorno: a segnare la sua adolescenza c’è stata la morte del padre Charles per mano della madre Gerda, per legittima difesa, in una delle tante sere in cui lui è tornado a casa ubriaco. Non stupisce che la giovane Charlize si sia persa nei film, ma senza però mai sognare di fare l’attrice. Diventata modella, a 17 anni è volata a New York per entrare nel corpo di ballo della Joffrey Ballet School, finché un incidente al ginocchio ha messo fine alla sua carriera, mandandola in depressione. Allora Charlize decide di trasferirsi a Los Angeles, dove un talent scout la nota mentre è in coda in banca. Da quel giorno a oggi ha girato una quarantina di film, l’ultimo è Il cacciatore e la regina di ghiaccio, di Cedric Nicholas-Troyan, adesso nelle sale, in cui lei è la regina Ravenna (non quella a cui allude il titolo, interpretata da Emily Blunt, ma sua sorella), uno spin-off di Biancaneve e il cacciatore del 2012, in cui la Theron vestiva sempre i panni di Ravenna, ma qui la storia precede l’incontro con Biancaneve. All’epoca Kristen Stewart, Biancaneve,aveva dominato la scena mediatica a causa di un flirt con il regista Rupert Sanders. Oggi è la Theron a rubare la scena, dato che si tratta del suo primo tour promozionale  dopo la fine della sua storia con l’attore e regista  Sean Penn. L’anno scorso, poco dopo la prima mondiale di Mad Max: Fury road al festival di Cannes, i due sembravano sorridenti e felici insieme sul red carpet, ma poco dopo la Theron ha dichiarato che la storia tra loro era finita. Il New York Times l’ha tirata in ballo in un articolo citandola come modello contemporaneo  di “ghosting”, cioè lasciare un partner smettendo di rispondere a chiamate ed sms. Strategia che l’attrice smentisce clamorosamente. «Quando una relazione finisce devono sempre inventarsi qualche  strana storia o qualche folle dramma», ha dichiarato, «e questa storia del “ghosting”, davvero non so nemmeno cosa sia… Io e Sean avevamo una relazione che ha smesso di funzionare, ed entrambe abbiamo deciso di separarci, tutto qui». Il perché non funzionasse più non è dato di sapere, ma la prossima puntata della vicenda Charlize-Sean andrà in scena ancora al festival di Cannes, quando con molta probabilità i due si incontreranno grazie a The face, diretto da Sean e interpretato da Charlize.

Lei è nota per essere un’attrice che ha preferito imbruttirsi, piuttosto che accettare ruoli da bella, penso a Monster,  che le ha regalato l’Oscar, o a North Country e a Young Adult. Cosa le ha fatto prendere questa strada? «Dopo il mio primo film, Due giorni senza respiro,  mi sono ritrovata sui cartelloni pubblicitari di Sunset Boulevard in lingerie. Non ci è voluto molto a capire che rischiavo di diventare uno stereotipo, così ho iniziato a dire un no dopo l’altro».

Oggi festeggia i suoi vent’anni di carriera con Il cacciatore e la regina di ghiaccio, spiazzandoci: è il suo primo sequel, e interpreta una donna che vuole conquistare il mondo grazie al suo aspetto fisico. «Ravenna va calata nel contesto in cui cresce, sono circostanze difficili. Da giovanissima la madre la vende a un re, per sposarla, questo fatto la segna tremendamente. Le fa capire che l’unico modo di sopravvivere nella vita è essere bella, perché nella bellezza c’è potere: se sei attraente il re non ti scarterà. Ma dentro di lei, nel profondo, c’è un grande dolore. E anche nella vita vera mi succede di incontrare persone molto determinate, che credono fortemente solo in una cosa, e di sentire che dentro sono molto tristi».

Un’altra cosa a cui ci ha abituati sono i ritratti di donne forti, e il prossimo sarà quello di spia nel thriller The Coldest City. «Non mi interessa l’immagine forte di me, preferisco di gran lunga investigare quello che mi fa paura, ciò che ti distrugge come essere umano, perché è lì che trovi la tua forza».

Che rapporto ha col dolore? «So come vederlo in prospettiva, qualcosa può controllare la tua vita solo se tu gliene dai il potere. Credo davvero in questa libertà, avrei potuto scegliere la vita di una vittima, ma non è quello che volevo, ed è andata diversamente».

Cosa si è detta, nel momento più difficile della sua vita? «Ok, mi è successo, ma non determinerà chi sono, non mi definirà. Mio padre è morto in un modo estremo, mi sono detta “cosa posso imparare da questa cosa”? Avevo 15 anni, e quella notte sarei potuta morire: sono così consapevole di questo fatto che il mio amore per la vita è assoluto. Sa una cosa? Credo di apprezzare la vita più di tante altre persone».

Ha dichiarato che sua madre è stata molto importante per lei. «Quando sono nata la cosa migliore che ha fatto è stata pensare “Non voglio che questo esserino diventi come me, ma che sia se stessa”, e il messaggio ha determinato la mia vita, è penetrato nelle mie ossa. Ricordo che quando a scuola c’era un problema i miei amici andavano dal preside con le mamme, io ero l’unica che stava lì in piedi da sola. Un giorno le ho chiesto “perché non viene a proteggermi”? La sua risposta è stata “se ti metti nei guai sei anche capace di tirartene fuori”».

Una qualità di sua madre che vorrebbe avere? «Dalle mie parti abbiamo un detto, “il mio cuore è come un taxi africano, c’è sempre posto per una persona in più”. Il cuore di mia madre è così, ha una compassione sconfinata per gli esseri umani. Mi chiedo spesso come sarei stata, senza lei accanto».

Prima raccontava che l’ha aiutata anche rispetto a certe comprensioni… «È stata così intelligente da non dare troppo peso al mio aspetto esteriore. E oggi quando mi sento bella non lo vivo in modo arrogante, il mio mondo non finisce lì».

Lei che pronuncia parole come “Specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?”, che relazione ha con lo specchio? «Ne parlavo recentemente con Emily Blunt, da quando sono madre sono sempre in ritardo. La mattina sono focalizzata sulla preparazione del cestino della merenda per mio figlio, sul fatto che si lavi i denti, si vesta e arrivi a scuola in tempo. Adesso che ho anche la piccola August, devo darle da mangiare, cambiarle il pannolino e poi infilare tutti in macchina…».

Sta dicendo che non si guarda allo specchio? «La prima immagine che vedo di me stessa, ultimamente, è nello specchietto retrovisore dell’auto, che tra l’altro mi regala anche poteri magici agli occhi di mio figlio. Jackson non capisce ancora come funziona il riflesso, e non si capacita quando gli intimo di togliere le mani da qualcosa, mentre guido. Mi chiede sempre “mamma come fai a sapere cosa sto facendo?”».

I figli hanno cambiato il suo modo di fare attrice? «Non lo so, ma sono in pace sapendo che non vedranno i miei film finché non avrò 54 anni! L’unica volta che ho preso una decisione pensando a quello che mi chiede è stato un anno e mezzo fa, quando ho girato Kubo e la spada magica (uscirà ad agosto in Usa, da noi il prossimo novembre, Charlize presterà la voce a Monkey, ndr) e in quel caso mi sono detta “i ragazzi lo ameranno molto”».

Racconta favole ai suoi bambini? «Sono cresciuta in Africa, mia madre mi ha allevata con la mitologia e il folclore del posto, che passavano di generazione in generazione grazie ai racconti davanti al fuoco. Non conoscevo le vostre favole, le sto scoprendo adesso con mio figlio Jackson. Va matto per Frozen e in questo momento è molto focalizzato sulle principesse, soprattutto sulle immagini che le raffigurano: le stiamo conoscendo una a una».

Mentre interpretare la parte della cattiva le piace? «Mi godo la possibilità di fare cose tremende senza finire in prigione, mi sento libera!»

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La Theron ai tempi della relazione con Penn, finita nel giugno del 2015 (courtesy gds.it)

Chi vede quando si guarda sullo schermo? «Al cinema sono sempre io, sono tutte parti di me, la gente non lo capisce fino in fondo. Anche quando danzavo ero davvero io, lì non c’era trucco, non c’era trasformazione, mentre non credo neppure per un secondo di essere io quella che vedo sui manifesti pubblicitari, né sul red carpet. Lì mi trasformano: e con un certo trucco, una certa pettinatura, un taglio di luci particolare diventa bellissimo chiunque».

Ha deciso di adottare due figli da madre single, interpreta spesso film in cui le donne sono più forti dei maschi: la parola femminismo cosa significa per lei? «Evoca cose diverse per ciascuno di noi, a me ricorda l’eguaglianza tra i sessi, e quindi il fatto che le donne possono essere malvagie tanto quanto gli uomini. Un concetto, questo, che nel cinema si è perso».

Cosa intende dire? «Sono cresciuta in una grande famiglia guardando i film degli anni Settanta di Jessica Lange, Susan Sarandon e Meryl Streep, ma le parti davvero conflittuali che ricordo sono quelle di Jack Nicholson in Shining e di De Niro in Taxi Driver. Saremo davvero alla pari quando vedremo anche al cinema donne complesse quanto gli uomini».

Cover story di Grazia del 12/4/2016

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